Trivelle, Legambiente: non solo Ionio sotto attacco, attesa per 96 via libera

Mentre si discute sempre più spesso e ovunque di fonti energetiche alternative, l’Italia sembra voler continuare sulla via della caccia all’oro nero. Stando ai dati di Legambiente, ad oggi su 16.821 kmq sono ben 197 le concessioni di coltivazione, tra mare (67) e terra (130), alle quali si potrebbero aggiungere ben 12 istanze di concessione di coltivazione (7 in mare e 5 a terra). E poi su un totale di 30.569 kmq sono attivi 80 permessi di ricerca, ai quali si potrebbero aggiungere 79 istanze di permessi di ricerca su un totale di 26.674 kmq, e 5 istanze di prospezione a mare su un totale di 68.335 kmq.

Dal Governo di M5S e Lega nei prossimi mesi ci aspettiamo 5 atti concreti: il divieto di nuove trivellazioni in mare e a terra; il taglio dei 16 miliardi di euro di sussidi annuali alle fonti fossili; la legge che vieta l’uso dell’airgun per le prospezioni; un piano energetico nazionale per il clima e l’energia ambizioso per praticare concretamente la decarbonizzazione dell’economia; la riconversione delle attività di Eni dalle fossili alle rinnovabili”.

Per l’associazione ambientalista, “Il rischio di nuove trivellazioni di petrolio è nazionale: non è solo il Mar Ionio ad essere sotto attacco delle compagnie petrolifere, anche l’Adriatico centro meridionale e il canale di Sicilia sono oggetto di richieste di prospezione e ricerca di petrolio nei fondali marini”. È questo il commento di Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente sulle polemiche di questi giorni sulle autorizzazioni alle prospezioni petrolifere nel mar Ionio da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.

Per arrestare i cambiamenti climatici, ma anche per ridurre e combattere l’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità di vita dei cittadini è di fondamentale importanza uscire dalla dittatura delle fonti fossili, ancora oggi al centro del sistema energetico del nostro Paese. “Dovremo ridurre sensibilmente”; aggiunge Ciafani, “i consumi di gas nel settore elettrico e civile, attraverso una generazione sempre più distribuita e rinnovabile. Così come dovremo ridurre quelli di petrolio nei trasporti”.

Una prospettiva che si scontra anche con le attività del più grande gruppo industriale italiano, ENI, che, sottolinea Legambiente, “continua a fare scelte e investimenti nella direzione opposta e rischia di diventare uno dei campioni delle fonti fossili e tra i nemici numero uno della lotta ai cambiamenti climatici”.

“Noi pensiamo”, conclude Ciafani, “che questa strada sia sbagliata e chiediamo al governo italiano di essere coerente con gli impegni sottoscritti a livello internazionale, indirizzando l’attività futura di Eni verso le tecnologie pulite che non hanno nulla a che fare con gas e petrolio”.

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