Un telegramma per l’ambiente. La politica tace, le associazioni chiedono risposte

“Ai candidati premier, ai leader di partito, crisi ambientale si aggrava assieme a quella economica. Politica si occupa solo di alleanze. Prossima settimana di campagna elettorale è ultima occasione per dire quello che farete per ambiente e green economy. Ed ecco su quali priorità”. Questo testo, lapidario e sintetico, esprime concretamente quelle che sono le richieste che un gruppo di 14 associazioni, ambientaliste e non, fanno al futuro Governo.

L’Eco-telegramma, così è stata chiamata l’iniziativa, è stato presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa. “La campagna elettorale è ormai agli sgoccioli ma c’è ancora tempo per spingere partiti e candidati a dire qualcosa di ambientalista”. Esordisce così Andre Segrè, Presidente di Last Minute Market, “Sono preoccupato del fatto che di ambiente e territorio non si parli mai abbastanza. In tutti i programmi politici dei vari partiti, la salvaguardia del territorio, l’attenzione all’ambiente, allo sviluppo delle energie rinnovabili, non rientra nelle priorità”.

Sono sette i punti su cui le Associazioni che hanno sottoscritto il telegramma focalizzano la loro attenzione. In primo luogo, la battaglia contro la corruzione che sottrae risorse materiali e morali al Paese (obiettivo di Libera e Gruppo Abele), poi vi è l’obiettivo di raggiungere il 100% rinnovabile, ossia riuscire a svincolarsi dall’importazione di energia dagli altri Paesi sviluppando le fonti alternative (Aper e Legambiente). Attenzione puntata anche sulla conservazione della biodiversità e sulla salvaguardia delle aree protette (Green Peace), sulla valorizzazione dell’agricoltura sostenibile (Slow Food Italia), sul recupero del patrimonio edilizio (Fai) e blocco totale del consumo del territorio (Cai).

“Si tratta di prendere impegni chiari contro lo spreco di ambiente, territorio, energia e futuro da prendere già nel primo anno di Governo”, sottolineano unanimemente gli organizzatori. “Nel nostro Paese vige, purtroppo, la cultura del sanare le urgenze e non quelle di prevenirle”, chiosa Vittorio Cogliati Dezza, Presidente di Legambiente. Il modello della green economy deve invece costituire il fulcro dell’agenda del futuro Governo, perché oltre che preservare i territorio, esso porterà crescita economica al Paese con la creazione di nuovi posti di lavoro. È indispensabile, in ultima istanza, che anche in Italia si costruisca un nuovo patto che consideri come inscindibili la dimensione politica e quella economica e sociale dello sviluppo.

Le Associazioni firmatarie del documento sono Gruppo Abele, Libera, Alce Nero, Aper, Cai, Eataly, Fai, Federazione Pro Natura, Green Peace, Last Minute Market, Legambiente, Slow Food Italia, Touring Club Italiano, WWF Italia.

 

di Elena Leoparco

Un commento a “Un telegramma per l’ambiente. La politica tace, le associazioni chiedono risposte”

  1. angelo ha detto:

    E se alla fine si scoprisse che la “green economy” è in realtà un contenitore vuoto creato e mantenuto in vita dai dirigenti delle associazioni ambientaliste e del volontariato per giustificare la loro stessa esistenza? Per sapere cosa c’è dietro a questo mondo di nicchia e di poltrone …il prossimo governo deve fare una sola cosa, semplice semplice, obbligare tutti i dirigenti di associazioni, (a livello nazionale, regionale e comunale) onlus e volontariato a rendere pubblici i curriculum e le dichiarazioni dei redditi.
    Quanto guadagnano? quanti incarichi hanno? con quali titoli? quale mestiere svolgono o hanno svolto nella loro vita? incominciamo un pochino a vederci chiaro…..non vorrei che mentre ci sono giovani con tre lauree che fanno la fame e sono disoccupati, d’altra parte ci siano un bel pò di furbetti, spesso incompetenti, che con la scusa dell’associazionismo e dell’ambiente lavorano ed hanno incarichi di ogni tipo. La festa è finita merito e competenze devono valere per tutti.