Verso Parigi, CIWF: allevamento e consumo di carne assenti ingiustificati

Nei negoziati di Parigi sul clima deve entrare anche una discussione sull’allevamento e sulle emissioni di cui è responsabile, insieme all’esigenza di rivedere le abitudini alimentari nei paesi sviluppati: è quanto chiede CIWF International, associazione che si occupa di protezione e benessere degli animali negli allevamenti, che denuncia l’assenza dell’allevamento e delle abitudini alimentari nei negoziati sui cambiamenti climatici di Parigi e lancia una petizione internazionale perché invece entrino a far parte della Cop21 quali settori che producono gas serra.

clima“E’ impossibile mettere un freno al cambiamento climatico senza riconoscere i danni ambientali causati dal nostro sistema di produzione del cibo, e, nei paesi industrializzati, dall’eccessivo consumo di carni e prodotti caseari – si legge nella petizione – L’allevamento è uno dei settori che maggiormente influisce sul cambiamento climatico, generando quasi il 15% dei gas serra del pianeta. E l’allevamento intensivo, dal quale provengono 2/3 degli animali allevati per cibo, rende possibile l’eccessivo consumo di carne e prodotti caseari nei paesi sviluppati, che provoca l’inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’aria”. Se dunque la conferenza di Parigi sul clima vuole sviluppare un accordo credibile sulla limitazione del riscaldamento globale a 2 gradi, prosegue l’associazione, bisogna tenere in considerazione il ruolo dell’allevamento e delle abitudini alimentari diffuse nei paesi sviluppati, nei quali “una forte riduzione del consumo di carne e dei prodotti lattiero caseari è necessaria per ridurre le emissioni provenienti dall’allevamento”. In questi paesi il CIWF chiede di fissare l’obiettivo di ridurre il consumo di carne del 50% entro il 2030.

L’allevamento contribuisce per il 14,5% alle emissioni totali di gas serra globali, secondo i dati della FAO, ma non ci saranno negoziazioni su questo argomento nella Conferenza di Parigi. L’associazione chiede dunque di inserire allevamento e discussioni sullo stile alimentare nei negoziati quali attività umane che hanno un impatto importante sul clima: l’aumento della produttività negli allevamenti non basta a impedire un aumento delle emissioni di gas da parte dell’agricoltura, argomenta l’associazione, che cita studi per i quali “se il sistema attuale di intensificazione dell’agricoltura e dell’allevamento resterà tale, condurrà ad un aumento delle emissioni di gas serra del 77% entro il 2050. Queste emissioni, da sole, potrebbero causare un aumento della temperatura mondiale vicino ai 2°”. Allo stesso tempo, prosegue il CIWF,  “le emissioni di agricoltura ed allevamento possono diminuire solo con una riduzione del 50% dello spreco di cibo e con un cambiamento nella dieta. Questo implicherebbe una riduzione del consumo di carne in molte regioni del pianeta, ma comprenderebbe anche un aumento del consumo in altre regioni in cui la carne viene ora consumata in scarse quantità”. Alcuni studi dicono che riducendo del 50% il consumo di carne, latte e uova nell’Unione europea, si ridurrebbero le emissioni del 25-40%.

Sostiene Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia Onlus: “Se la Conferenza di Parigi deve sviluppare una road map credibile per limitare il riscaldamento globale al limite dei 2°, l’allevamento e un cambiamento nella dieta devono essere presi in considerazione molto seriamente. Per questo chiediamo che l’allevamento e l’alimentazione siano inclusi nel nuovo accordo globale e che siano considerati fra i più importanti settori che devono ridurre le proprie emissioni. Chiediamo anche che nell’accordo di Parigi venga incluso l’obiettivo di riduzione del 50% del consumo di carne nei paesi sviluppati entro il 2030.”

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