Verso Rio+20, WWF: investire sul capitale naturale per evitare bancarotta del pianeta

Attenzione: il rischio è che ci si fermi a impegni nazionali su base volontaria, che non contengano target precisi da raggiungere in tempi precisi. Insomma: il rischio da scongiurare è che tutto si risolva in un’operazione di facciata. È questa una delle preoccupazioni che emergono dal conto alla rovescia nei confronti di Rio+20, il Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile che si svolgerà dal 20 al 22 giugno a Rio de Jainero, 20 anni dopo lo storico Earth Summit del 1992, con l’intento di riprogrammare l’economia mondiale dei prossimi decenni nell’ottica di uno sviluppo sostenibile che garantisca tutela ambientale ed equità sociale. È quanto emerge dalle parole del WWF, che sarà presente a Rio per seguire i negoziati e che oggi traccia un bilancio dei 20 anni dal primo summit. Le proposte dell’associazione si concentrano sulla disponibilità di “cibo, acqua ed energia per tutti, sempre”.

Il mondo, ammonisce il Wwf, è “sull’orlo della ‘bancarotta economica ed ecologica’, dal 2008 preda di una drammatica crisi finanziaria, ambientale e sociale, nonostante la ricchezza mondiale prodotta negli ultimi 20 anni sia aumentata del 40%, con un Prodotto Interno Lordo globale passato, dal 1992 ad oggi, da 36 a oltre 63mila miliardi di dollari e, nello stesso periodo, con uno spietato consumo di risorse naturali passato da 42 a 60 miliardi di tonnellate di materie prime (+40%)”, che, se si considerano anche i cosiddetti ‘flussi di materia nascosti’, come il consumo di suolo, arrivano fino a 100 miliardi di tonnellate. Tutto questo è pari a un consumo procapite in media di 14 tonnellate nel mondo e circa 15 nell’Unione Europea.

In un contesto del genere, considerando anche l’aumento della popolazione mondiale, dell’urbanizzazione e delle megacittà, le emissioni in atmosfera e il peso della deforestazione,  Rio+20 diventa un appuntamento fondamentale perché “rivelerà – afferma il WWF – quanto i Governi mondiali siano davvero disposti a rispondere all’attuale crisi economica in un modo più equo e sostenibile per i sistemi naturali del Pianeta e i suoi abitanti, assumendosi le proprie responsabilità nei confronti delle politiche economiche e finanziarie finora adottate e ‘investendo’ sulla valutazione del ‘capitale naturale’, ovvero il valore economico delle risorse naturali utilizzate, prevedendone la tracciabilità nei bilanci degli Stati e delle imprese all’interno del proprio quadro normativo”. Una delle proposte che l’associazione porterà al summit sarà proprio quella di attribuire un valore centrale al capitale naturale, insieme alla sicurezza alimentare, energetica e idrica per tutti e a un nuovo sistema di indicatori che vada oltre il Pil per considerare la salute dell’ambiente e il suo ruolo per il benessere delle società.

Afferma Mariagrazia Midulla, Responsabile Policy Clima e Energia del WWF Italia, che è a Rio de Janeiro per seguire i negoziati: “La cosa preoccupante è che i testi negoziali di Rio+20 elaborati finora non indicano impegni vincolanti. Le proposte per cambiare rotta non possono essere basate da ‘impegni volontari nazionali’ che non impegnano i Paesi a raggiungere target e tempi precisi. Per far sì che Rio+20 non si concluda in un’operazione ‘di facciata’ occorre che i Governi si accordino su obiettivi significativi, indicando i tempi entro i quali devono essere raggiunti e i mezzi di implementazione necessari per ottenerli, compresi quelli finanziari”.

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