Via libera a trivelle nel Mar Adriatico. Legambiente: “Basta corsa al petrolio”

Via libera alle trivelle nel Mar Adriatico su un’area che va dall’Emilia alla Puglia. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto i ricorsi presentati da Abruzzo e Puglia contro il ministero dell’Ambiente e la società Spectrum Geo Lfd. Di fatto si dà il via libera alle attività di trivellazione, cioè di prospezione e ricerca di gas al largo della costa adriatica, dall’Emilia Romagna fino alla Puglia.

Le decisioni sono contenute in una serie di sentenze pubblicate tra il 28 febbraio e l’8 marzo. Si sbloccano dunque le valutazioni di impatto ambientale emesse dal Ministero dell’Ambiente, che permetteranno la ricerca di idrocarburi nell’Adriatico con la tecnica dell’air gun. Questa prevede il  rapido rilascio di aria compressa nell’acqua, generando onde a bassa frequenza. Una tecnica che “rappresenta un importante fonte di inquinamento acustico dell’ambiente marino”, commenta Legambiente, che denuncia le ripercussioni sulla fauna marina anche a diversi chilometri di distanza dal punto dell’esplosione.

L’associazione ambientalista naturalmente osteggia la decisione. “Basta a questa inutile e dannosa corsa al petrolio e all’utilizzo dell’airgun”, dice Legambiente. Le istanze di prospezione riguardano circa 30 mila chilometri quadrati di mare dall’Emilia Romagna alla Puglia ma, dice l’associazione, “sono solo la punta dell’iceberg del problema. Sono infatti 6 i pareri VIA positivi rilasciati dal Ministero dell’Ambiente nel settembre 2017, in meno di un mese, per un totale di 3.860 kmq che prevedono l’autorizzazione a effettuare attività di ricerca sempre nelle stesse aree”.  

“Alla luce di questi dati – commenta il responsabile scientifico di Legambiente Giorgio Zampetti – riteniamo indispensabile la redazione di un Piano delle Aree che prenda in considerazione le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi, da sottoporre a valutazione ambientale strategica, per avere un quadro degli effetti cumulativi delle attività petrolifere previste in corso”.

“E’  ora di avere il coraggio di dire basta a questa dannosa corsa al petrolio e all’utilizzo dell’airgun per la ricerca di idrocarburi – dice Zampetti – È assurdo quando deciso dal Consiglio di Stato che, nel bocciare i due ricorsi presentati in appello dalla Regione Puglia e dalla Regione Abruzzo, ha sottovalutato gli enormi  impatti negativi che l’utilizzo massiccio di questa tecnica di indagine ha nei confronti delle specie marine e sull’intero ecosistema marino. Per questo al futuro governo e alla maggioranza che lo sosterrà chiediamo di dare attuazione agli impegni presi nella precedente legislatura, in sede di dibattito parlamentare e ai diversi ordini del giorno approvati in materia al Senato e alla Camera negli anni passati – ma a cui fino ad oggi non è stato dato seguito –  e di vietare l’utilizzo di questo metodo per la ricerca di idrocarburi in mare che non porta vantaggi in termini economici alla collettività, di conoscenza scientifica e ambientale, ed è a favore esclusivamente delle compagnie che detengono i titoli e le concessioni minerarie”.

Comments are closed.