ACQUISTI. Confcommercio: consumi a meno 1% nel 2009

Confcommercio aggiorna in negativo le previsioni macroeconomiche: nel 2009 il Prodotto interno lordo diminuirà del 2,3% e avrà crescita zero nel 2010, mentre i consumi delle famiglie scenderanno quest’anno dell’1% e nel 2010 saliranno di appena lo 0,2%. La crisi economica porta l’Italia indietro di dieci anni ai livelli del 2000. Sono i dati della ricerca "Note per evitare la depressione (economica): meno fisco per le famiglie, più credito alle imprese", realizzata dall’Ufficio Studi Confcommercio e presentata in apertura della decima edizione del Forum di Cernobbio.

Secondo la ricerca della Confcommercio, le regioni che si troveranno più in difficoltà saranno Piemonte e Basilicata per il ruolo del settore auto, Puglia per il peggioramento dei saldi turistici e Calabria per il crollo della produttività e l’aumento delle migrazioni dirette al Nord. Si accentuerà invece per le imprese la forbice fra le cessazioni e le nuove iscrizioni.

Per Confcommercio l’economia italiana è dunque nel mezzo di una crisi che sarà più lunga e profonda del previsto sopratutto per la scarsa produttività dei fattori produttivi e per i redditi delle famiglie che non aumentano. Far ripartire i consumi delle famiglie e facilitare l’accesso al credito per le imprese sono dunque considerati i due fattori principali per affrontare la crisi.

Quali interventi per rilanciare l’economia? Le proposte sono quella di ridurre la pressione fiscale con un abbassamento della prima aliquota Irpef dal 23% al 22% e di prevedere benefici agli incapienti e sostegno ai disoccupati: misure che, secondo Confcommercio, avrebbero un costo di 9,8 miliardi di euro che si potrebbe coprire dai risparmi nella spesa pubblica.

Per il presidente Confcommercio Carlo Sangalli serve "un patto" fra Governo, istituzioni e forze sociali per dare fiducia alle famiglie e alle imprese. Per Sangalli è tempo di "un supplemento di responsabilità condivisa da parte di tutti". In Italia, "proprio nel tempo della crisi, occorre tenacemente portare avanti – ha commentato – tutto il cantiere delle riforme strutturali necessarie per risolvere i nodi dell’agenda italiana della competitività difficile e della produttività stagnante o declinante". La riforma della spesa pubblica diventa dunque fondamentale per "una realistica riduzione di pressione fiscale" parallela alle attività di contrasto all’evasione.

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