ACQUISTI. Consumi in calo, preoccupano le ricadute. Pareri diversi su flessione alimentari

Fanno discutere i dati dell’Istat sulla contrazione dei consumi nel 2009, che colpisce tutti i prodotti, alimentari compresi. Secondo Adusbef e Federconsumatori, "la contrazione dei consumi denunciata dall’Istat non è per noi una novità, anzi bisognerebbe aggiungere che tale riduzione è molto più grave e si attesta attorno a un meno 3% per le famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati. Ciò ha comportato non solo una diminuzione della qualità della vita delle famiglie ma ha causato una diminuzione nel mercato di risorse per oltre 20 miliardi di euro, con pesanti ricadute sulle attività produttive del Paese". Per le due associazioni, dunque, serve una manovra che investa sui settori innovativi e interventi di aiuto al potere di acquisto delle famiglie.

E di meno 3% di spesa per il prossimo anno parla l’Adoc. "L’indagine Istat sul crollo della spesa conferma le preoccupazioni e i dati espressi dall’Adoc nell’ultimo anno, le famiglie si trovano con l’acqua alla gola – ha detto Carlo Pileri, presidente dell’Adoc – non sono più in grado di sostenere la spesa alimentare, la cui domanda è sempre più in calo. C’è l’esigenza di un confronto con il Governo sul tema dei prezzi e delle tariffe, aumentate praticamente in tutti i settori, dall’energia alla casa, dai servizi ai trasporti. In tasca alle famiglie rimane ben poco, ai limiti della sopravvivenza. L’aumento delle spese fisse e dei prezzi dei beni primari rischiano di provocare, per il prossimo anno, un crollo dei consumi pari al 3%, il doppio di quanto registrato ad oggi".

Sui cambiamenti negli stili di consumo alimentari si soffermano invece la Cia-Confederazione italiana agricoltori e Coldiretti. La prima sottolinea come sei famiglie su dieci abbiamo cambiato il menù e come gli acquisti siano sempre più diretti verso le promozioni, con un cambiamento delle abitudini alimentari e una presenza sempre minore del pane sulle tavole. "Nel 2009 – rileva la Cia commentando i dati Istat – sei famiglie su dieci sono state costrette a cambiare gli acquisti dei prodotti alimentari; mentre oltre il 35% ha ridotto la spesa. Il 40% ha optato per prodotti di qualità inferiore e il 30% ha comprato soltanto "promozioni", sempre più frequenti nella nostra catena distributiva. Poco meno del 14% ha, invece, rinunciato a pranzi e cene fuori dalle mura domestiche (ristoranti, trattorie, tavole calde, fast food, pizzerie). E così il carrello della spesa continua a modificarsi. In netto calo soprattutto gli acquisti di pane (meno 12% negli ultimi due anni)". Nell’ambito dei tagli alimentari, la Cia sottolinea il dato per il quale circa la metà delle famiglie ha ridotto gli acquisti di pane.

Coldiretti vede invece il bicchiere mezzo pieno, considerando complessivamente positivo il fatto che sia il 15% dei consumatori (e non di più) ad aver ridotto la qualità degli acquisti alimentari. Per Coldiretti, infatti, "quasi nove italiani su dieci (87%) non hanno rinunciato alla qualità della spesa alimentare nonostante le difficoltà economiche".

"La percentuale di famiglie – rileva la Coldiretti – che ha dichiarato di aver diminuito nel 2009 la quantità e/o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto all’anno precedente è pari al 35,6% e, tra questi, il 63% ha dichiarato di aver diminuito solo la quantità, mentre solo il 15% di aver ridotto, oltre alla quantità, anche la qualità. La ricerca della qualità dei prodotti alimentari rimane una priorità anche in periodi di crisi, per effetto della necessità di garantirsi cibi sicuri di fronte al ripetersi degli scandali alimentari. L’ultimo esempio è quello della mozzarella blu contaminata prodotta in Germania e venduta in tutta Europa con nomi italiani a prezzi bassi nei discount alimentari".

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