ACQUISTI. Istat, Consumatori chiedono interventi immediati

Non potevano mancare le reazioni agli odierni dati Istat che fotografano a gennaio un ulteriore calo degli acquisti, che in un anno vedono una flessione decisa sia per i prodotti non alimentari sia per quelli alimentari. "I dati dell’Istat confermano pienamente, se ce ne fosse bisogno, quanto sostenuto dall’Osservatorio Federconsumatori relativamente alla forte contrazione dei consumi e vista la comparazione tra gennaio e dicembre, anche la rovinosa stagione dei saldi che avevamo diagnosticato". Questo il commento di Federconsumatori e Adusbef, che ricordano come la contrazione dei consumi continui dunque per il 2010.

"Tutto ciò insegna che il Paese – sostengono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti Federconsumatori e Adusbef – avrebbe avuto bisogno, ma soprattutto da chi ha responsabilità istituzionali e politiche, che si fossero fatte diagnosi realistiche per poi poter mettere in campo strumenti adeguati di rilancio socio-economico del Paese, cosa che non si è fatto". Per le associazioni serve dunque una detassazione delle famiglie a reddito fisso e il blocco delle tariffe, mentre risultano "insignificanti" gli incentivi del Governo di 300 milioni per 20 settori merceologici, "che produrranno poco o nulla sul versante della domanda interna di mercato".

Da dove prendere il soldi? "Le risorse per fare ciò ci sono e, passano attraverso una più determinata lotta all’evasione fiscale ed una più equa redistribuzione delle risorse attraverso una tassazione delle rendite finanziarie, portandola attorno al 20% così come la media del livello europeo".

"Gli italiani non hanno più soldi nemmeno per mangiare", commenta il Codacons, che sottolinea le difficoltà per l’acquisto di beni necessari come il cibo. L’associazione chiede due interventi: "ai commercianti di abbassare i prezzi del 20% ed al Governo di ridurre l’Iva dei prodotti alimentari, in modo da salvaguardare la capacità di spesa degli italiani e abbassare i prezzi di questi prodotti essenziali". E se anche i commercianti sono in crisi per il calo delle vendite, sbagliano quando alzano i prezzi, afferma l’associazione: "Solo con consistenti sconti e promozioni, almeno pari al 20%, potrebbero far ritornare gli italiani nei loro negozi. Per conservare i profitti, cioè, devono puntare non sui prezzi ma sulle quantità vendute".

L’Adoc sottolinea che il 90% del reddito delle famiglie è destinato a mutuo, spese alimentari e carburanti, e chiede di tagliare subito del 20% i prezzi di alimentari, carburanti e spese di casa. Spiega il presidente Carlo Pileri: "I prezzi dei carburanti sono troppo elevati, un litro di benzina costa il 16,9% in più dello scorso anno per un rincaro di 10 euro a pieno, rappresentano un problema non solo al momento del pieno di un auto ma soprattutto per i riflessi sui costi di altri settori, come gli alimentari. E il reddito delle famiglie ne risente gravemente, divorato per più della metà dai costi di affitto o mutuo della casa, il 20% se ne va per la spesa alimentare, il 15% è risucchiato dai costi di energia, trasporti e spese domestiche. In tasca alle famiglie rimane ben poco, ai limiti della sopravvivenza. In questo modo non è possibile accedere al risparmio né affrontare spese straordinarie e improvvise. Ed è anche complicato, se non impossibile, effettuare acquisti personali, con conseguente impossibilità di un rilancio dei consumi".

Adiconsum chiede al Governo provvedimenti di urgenza e alle banche di dare credito accessibile alle famiglie e alle PMI. "Il ridimensionamento dei redditi familiari dovuto alla disoccupazione crescente ed alle disponibilità economiche inferiori per i dipendenti posti in cassa integrazione ed in mobilità, crea una spirale perversa tra calo dei consumi ed aumento del numero delle famiglie spinte verso la fascia di povertà – commenta il segretario nazionale Pietro Giordano – Il Governo anziché affermare, non si sa in base a quale calcolo o teoria economica, che il calo dei consumi è compensato dal basso tasso di inflazione, farebbe bene, per rilanciare occupazione e consumi, a varare provvedimenti che detassino il lavoro dipendente, equiparino la tassazione sulle rendite finanziarie ai livelli europei e varino la "cantierizzazione" immediata di opere pubbliche capaci di essere volano di sviluppo occupazionale e produttivo. Le banche, devono fare la loro parte, secondo Adiconsum, magari distribuendo meno gli enormi dividendi accumulati anche in questo periodo di crisi, e investendoli, dando credito accessibile ad aziende e famiglie e non in prodotti finanziari speculativi".

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