ACQUISTI. Istat, Consumatori: conferma della crisi, ma crollo sottostimato

I dati dell’Istat sul calo del potere di acquisto delle famiglie italiane nel corso del 2009 rappresentano "l’ennesimo dato a conferma" della denuncia dei Consumatori che parlano da tempo di un crollo del potere di acquisto. È il commento di Federconsumatori e Adusbef ai dati resi noti oggi dall’Istituto, dati ritenuti sottostimati perché le due associazioni parlano di "una caduta del potere di acquisto attorno all’1,8-1,9%, pari a 565 euro annui a famiglia". E a una situazione determinata dalla crisi economica, affermano, si aggiungono le previsioni dei nuovi aumenti del 2010, che dall’assicurazione per l’automobile ai trasporti, dai carburanti, alle bollette di gas, acqua e rifiuti, comporteranno una maggiore spesa per le famiglie di 660 euro annui.

"Alla luce di tale scenario è evidente l’urgenza di intervenire a sostegno del potere di acquisto delle famiglie – commentano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef – attraverso una manovra ormai indispensabile che rivendichiamo da tempo: cioè la detassazione del reddito fisso, da lavoro e da pensione, per almeno 1200 euro annui. Francamente, non ci sembra che le prime proposte presentate nel nuovo anno vadano in questa direzione. Ricordiamo al Governo, inoltre, di avviare, come promesso, il blocco delle tariffe nel 2010".

Il dato dell’Istat è inadeguato anche secondo il Codacons. "I pensionati al minimo, così come le famiglie a rischio di povertà relativa, hanno un’inflazione da doppia a tripla rispetto alla media delle famiglie italiane – afferma l’associazione – Per loro, quindi, il calo del potere d’acquisto è almeno doppio e, quindi, supera abbondantemente la soglia del 3%". L’associazione ricorda come da tempo abbia chiesto "all’Istat e al Governo indici dei prezzi differenziati per fasce di reddito e per fasce sociali, per verificare come l’inflazione si spalma diversamente sulle varie categorie sociali. In particolare sarebbe necessario un indice dei prezzi ad hoc per i pensionati, sul quale calcolare l’adeguamento delle pensioni. Ma questo non si è mai voluto farlo! Inevitabile, quindi, che tutti i dati derivati, anche indirettamente, dall’inflazione, come la perdita del potere d’acquisto, siano poi sballati da questo deficit di analisi".

Per l’Adoc l’unico modo per uscire dalla crisi è tagliare del 15% i prezzi di energia, alimentari e trasporti. "Tagliare subito del 15% i prezzi dei prodotti alimentari, dei trasporti e dell’energia per ridare ossigeno alle famiglie – dichiara infatti Carlo Pileri, presidente dell’Adoc – i dati espressi dall’Istat sul potere d’acquisto, in calo dell’1,6% su base annua e in contraddizione con quanto registrato dal medesimo Istituto sull’inflazione, diminuita della metà, evidenziano come sia necessario operare una riduzione dei prezzi per iniziare a uscire dalla crisi che ha travolto consumi e industrie. Il reddito delle famiglie è insufficiente, divorato per la metà dai costi di affitto o mutuo della casa. Un altro 20% se ne va per la spesa alimentare che da 8 anni, nonostante il calo dei prezzi alla produzione e dei trasporti, continua ad aumentare, il 10% è risucchiato dai costi di energia e trasporti". Per l’associazione servono dunque aiuti fiscali e tariffari e incentivi alle famiglie numerose. "Chiediamo che si organizzi un tavolo del CNCU con Governo, imprese, sindacati e partiti per affrontare concretamente la crisi e per individuare le possibili vie di uscita per i consumatori".

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