ACQUISTI. Istat: vendite al dettaglio a meno 0,6%. Consumatori chiedono provvedimenti

Servono vere liberalizzazioni perché il peso della crisi sta tutto sulle famiglie. Preoccupa il continuo calo dei consumi nel settore alimentare, gravato da rincari legati all’aumento del prezzo dei carburanti. E la manovra, così come è stata concepita e realizzata, non va. Sono alcuni dei commenti delle associazioni dei consumatori ai dati sulle vendite al dettaglio resi noti oggi dall’Istat: numeri ancora in flessione.

A maggio, rileva l’Istituto, l’indice delle vendite al dettaglio è diminuito, rispetto ad aprile 2011, dello 0,1%: nel confronto mensile le vendite di prodotti alimentari diminuiscono dello 0,4% e quelle di prodotti non alimentari registrano una variazione nulla. Rispetto a maggio 2010, invece, l’indice grezzo segna un calo dello 0,6%. Le vendite di prodotti alimentari diminuiscono, in termini tendenziali, dello 0,5% e quelle di prodotti non alimentari dello 0,8%. Per i non alimentari, l’andamento rispetto allo scorso anno vede variazioni positive per Utensileria per la casa e ferramenta (+1,1%) e Prodotti farmaceutici (+0,6%), mentre diminuiscono nettamente le vendite di Elettrodomestici, radio, tv e registratori (-4,7%) e Supporti magnetici, strumenti musicali (-4,5%).

Commenta Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum: "Urgono vere liberalizzazioni. La rinascita del Paese non può passare attraverso il taglio ai redditi dei lavoratori dipendenti e pensionati e la salvaguardia delle caste dei politici e degli ordini professionali". Il calo delle vendite al dettaglio testimonia che si è di fronte a un’economia stagnante, argomenta Adiconsum, che considera "indispensabile una grande stagione di liberalizzazioni, dagli ordini professionali all’energia, passando anche dal taglio dei costi della Politica e da una seria lotta all’evasione fiscale". Non si può continuare ad accettare il blocco delle liberalizzazioni da parte delle pressioni delle caste, afferma l’associazione, che per voce di Giordano aggiunge: "La rinascita del Paese non può risolversi passando per la strada dei tagli ai redditi dei soliti noti: lavoratori dipendenti e pensionati. È il tempo di una grande stagione di liberalizzazioni, reali e non nominali, ma è anche il tempo che la classe dirigente italiana, che non è fatta solo da politici, dia l’esempio personale e collettivo di una reale volontà di cambiamento".

Federconsumatori e Adusbef sottolineano la gravità del dato relativo al calo delle vendite e la conseguente, continua, contrazione dei consumi, stimata dall’Osservatorio nazionale Federconsumatori nell’1,5%."A preoccupare maggiormente è la caduta dei consumi nel settore alimentare, settore assai delicato per il benessere delle famiglie e che quando intaccato negativamente dimostra le serietà e la profondità della crisi", commentano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef. Le due associazioni tornano a bocciare la manovra, "iniqua e dannosa, in quanto non farà altro che penalizzare ulteriormente famiglie e pensionati, intaccandone il potere di acquisto ed innescando un’ulteriore e sempre più grave contrazione dei consumi". E chiedono di cambiarla.

Il caro alimentari è conseguenza diretta del caro carburanti, afferma l’Adoc, che stima un rincaro in questo settore di 150 euro. "Il calo delle vendite è preoccupante, un’ulteriore conferma della condizione critica dei consumatori e dell’economia italiana – dichiara il presidente Carlo Pileri – Rispetto allo scorso anno i prodotti alimentari sono rincarati, secondo le nostre stime, del 6%, la spesa alimentare si è aggravata di 150 euro, una pesante stangata sui bilanci famigliari. I rincari nel settore sono la conseguenza diretta del caro carburante, che ha comportato anche un aggravio di spesa annuo per le famiglie pari a circa 200 euro".

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