ACQUISTI. Tutte le facce della contraffazione

Il consumatore è vittima o complice della contraffazione? La risposta non è affatto scontata, perché se nel campo della contraffazione di prodotti alimentari e cosmetici il consumatore è indifeso e si trova nella situazione di vittima inconsapevole di un fenomeno difficile da controllare, altre volte – è il caso tipico della falsa borsa Vuitton acquistata sulla bancarella – è perfettamente consapevole che sta acquistando un falso, perché una vera griffe è fuori dalla portata delle sue tasche.

Attenzione però. Alla domanda telefonica: "Hai mai comprato un prodotto contraffatto?", effettuata nell’ambito di un sondaggio sulla contraffazione in corso d’opera da parte di Assoutenti, la risposta è stata: "click". Quasi tutti hanno chiuso il telefono. Dai risultati del pretest è emerso che nessuno degli intervistati affermava di aver acquistato prodotti contraffatti. Il questionario è stato modificato: "In Italia – ha detto Mario Finzi, presidente Assoutenti – il 15% delle persone ammette e racconta la sua esperienza di contraffazione. Al cittadino serve chiarire cosa è vietato acquistare, cosa si può acquistare, cosa non è sicuro acquistare". A fare il punto sulla situazione, il seminario organizzato oggi a Roma dal Ministero dello Sviluppo Economico insieme a otto Associazioni di Consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Codici, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino) sul tema "La contraffazione: il consumatore vittima o complice?".

I presenti al convegno hanno analizzato tutte le facce della contraffazione, un fenomeno sempre più diffuso che riguarda ormai tutti gli oggetti della vita quotidiana: abbigliamento, giocattoli, farmaci, cosmetici, alimentari, elettrodomestici, ricambi auto, borse e via aggiungendo alla lista. Il seminario è stato occasione per lanciare la campagna informativa "Io non voglio il falso", promossa dal Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione – Direzione generale per la lotta alla contraffazione – Ufficio Brevetti e Marchi del Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con le otto Associazioni di Consumatori che hanno preso parte alla tavola rotonda. Obiettivo, sensibilizzare i consumatori sull’illegalità della contraffazione e sulla pericoli per la salute che spesso derivano da oggetti contraffatti.

La contraffazione è dunque un fenomeno complesso, rappresenta ormai "una economia parallela", ha visto una crescita esponenziale e si è legata a fenomeni di criminalità, ma vede anche un aumento della domanda di prodotti falsi, nella quale – ha argomentato il segretario nazionale Adiconsum Pietro Giordano – c’è spesso "una complicità più o meno consapevole del consumatore". Un fenomeno che (Carlo Pileri, presidente Adoc) si incrocia con i cambiamenti del modello produttivo sempre più delocalizzato, che crea "fenomeni di ambiguità" per prodotti derivanti dall’assemblaggio di componenti "internazionali", e si lega a uno "squilibrio del mercato" fra il valore intrinseco del prodotto (il materiale con cui la borsa è fatta) e il valore virtuale attribuito al marchio (la griffe). La contraffazione è un fenomeno (Rita Battaglia, vicepresidente Federconsumatori) che produce un danno collettivo (dalle false fatturazioni al riciclaggio), un danno sociale (lavoro nero), un danno morale – "si trasmette nella coscienza del consumatore l’inquinamento del concetto di legalità". C’è poi il fenomeno della contraffazione dei farmaci, dove (Ivano Giacomelli, segretario nazionale Codici) va riconosciuto che "non si sa quanto il farmaco terapeutico contraffatto incida nel mercato globale", e nel quale i farmaci più contraffatti sono quelli legati alla sfera sessuale e a quella sportiva, un "traffico ad alta redditività" alimentato soprattutto via internet.

Attenzione al consumatore, però, perché spesso si trova nella situazione di vittima della contraffazione. Accade nel settore alimentare, accade nel settore dei cosmetici. "Nel settore alimentare – ha detto Silvia Biasotto, responsabile del Dipartimento Sicurezza Alimentare di MDC – il consumatore è quasi sempre una vittima. Ed è uno dei consumatori più indifesi", perché "è difficile riconoscere un prodotto alimentare contraffatto, almeno in Italia". Si tratta di "un business che vale oro", ha spiegato Biasotto citando i dati del Rapporto Italia a Tavola realizzato da MDC insieme a Legambiente: nel 2009, l’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari ha effettuato sequestri per circa 20 milioni di euro, dei quali 9 milioni riguardavano vini DOC, DOCG e IGT. I vini più contraffatti: Nero d’Avola, Pinot Grigio Veneto IGT e Amarone. Per non parlare dei sequestri di prosciutto di Parma e Parmigiano Reggiano, fatti dai Carabinieri delle Politiche Agricole a partire dai sequestri di bobine e marchi per la contraffazione del prodotto.

"Il problema più grande – ha aggiunto però Biasotto – è l’estero con il fenomeno dell’Italian Sounding". È un mercato dai numeri enormi – l’Eurispes parla di 62 miliardi di euro nel 2009 – nel quale il 40% dei prodotti è venduto negli Stati Uniti e in Canada, e nel quale conta più di tutto e sopra di tutto "l’evocazione dell’italianità". Sostiene Biasotto: "Il consumatore difficilmente si può tutelare: un’indicazione può essere rappresentata dal prezzo, ma servono tecnologie e controlli. E all’estero la nostra qualità è un grande strumento di marketing ma non ha reale tutela".

E i cosmetici? Una ricerca in corso da parte del Movimento Consumatorisu mercatini di Roma, Milano, Bari, Palermo e Venezia ha evidenziato la vendita sottocosto di prodotti cosmetici di grandi marchi: il dubbio è che siano prodotti contraffatti, ma le stesse aziende interpellate non sono state in grado di rispondere sulla veridicità dei prodotti sulla base del solo packaging o del lotto di produzione, tanto che stanno effettuando delle specifiche analisi. "In periodo di crisi – ha detto Rossella Miracapillo, segretario generale Movimento Consumatori – il mercato della cosmesi non conosce flessioni. E dove c’è un grande interesse economico c’è anche interesse alla contraffazione", che in questo settore si dispiega attraverso l’imitazione del prodotto e del packaging e attraverso una importazione parallela. Secondo dati Unipro, ha detto Miracapillo, nel 2008 su 8700 milioni di euro di prodotti, 120 milioni erano di prodotti contraffatti, e di questi 85 milioni di profumi. "Ma è un dato determinato dai sequestri alle frontiere", quindi sottostimato.

Miracapillo ha ricordato il caso eclatante, esploso sulla stampa qualche anno fa, del falso dentifricio Colgate: "Nel settore della cosmesi e in quello dei farmaci il consumatore è vittima inconsapevole di questi fenomeni", ha detto Miracapillo, sottolineando che le analisi fatte su tali tipologie di prodotti hanno evidenziato la presenza di sostanze cancerogene e allergizzanti con concentrazioni anche duemila volta superiori a quelle consentite. Il cittadino può comunque cercare di tutelarsi. Anche se riconoscere un prodotto contraffatto può essere difficile, alcuni segnali portano su questa via: un prezzo troppo basso, l’assenza di etichette con l’origine, gli ingredienti, il sito di produzione, la presenza di indicazioni in etichetta scritte in lingua straniera.

Per il resto, emerge una consapevolezza su tutte: la contraffazione è senza frontiere e ha mille facce, ma spesso il risparmio in denaro si traduce in rischio per la salute.

di Sabrina Bergamini

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