AGRICOLTURA. Apicoltura e le sfide del futuro, intervista a M. Ilari (Apitalia)

Ammontano a circa 55mila gli apicoltori italiani; un milione e 200mila gli alveari; meno di 8mila gli apicoltori professionisti con una enorme numero di allevatori fondamentali per il mantenimento della biodiversità e per il sostentamento di tutto il comparto agricolo. Questa è l’apicoltura italiana. Un settore che ha importanti sfide da affrontare nel futuro proprio come indicato nel titolo del convegno "Api e Apicoltura. Le sfide del futuro" organizzato lo scorso 25 febbraio a Roma con il patrocinio del Senato della Repubblica dai principali operatori del settore: Associazione Nazionale Apicoltori Italiani, Etica&Solidarietà, Apitalia, Melitense Editore, Legambiente Lazio, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana e delle Venezie.

Massimo Ilari, direttore di Apitalia (periodico dedicato all’Apicoltura, all’Agricoltura e all’ Ambiente), ha spiegato a Help Consumatori il perché fosse così importanti incontrare le istituzioni. "Innanzitutto è necessario partire da una valutazione e revisione della legge quadro nazionale, la legge 313 del 2004. Un provvedimento importante che ha innovato il settore, ha riconosciuto l’apicoltura come un allevamento e ha ripreso molte regolamentazioni presenti a livello regionale. Per una sua revisione è necessario interpellare direttamente gli apicoltori e chiedere loro cosa andrebbe cambiato".

Molto sentito è il problema della cura delle malattie. Quali le vostre richieste?
Questo è un aspetto che ci sta molto a cuore. Il problema principale è che ci sono pochi farmaci a disposizione, spesso inefficaci a coprire le reali esigenze. Pensiamo al caso della peste americana: la legge non consente l’uso degli antibiotici, mentre in altri paesi ci sono limiti tollerati anche molto alti. Non mancano gli apicoltori che si chiedono come mai per altri prodotti sia accettato l’impiego di medicinali e per il miele no. Questo non significa che noi siamo favorevoli agli antibiotici ma è necessario che ci diano delle armi per poter dare sicurezza al miele. Il mondo veterinario è assolutamente contrario all’uso di determinati farmaci. E’ pertanto necessario trovare un punto di incontro tra le diverse esigenze che si scontrano al fine di risolvere il rebus della cura delle api senza inquinamento del prodotto.

Parliamo ora della sfida della produzione. Perché un giovane dovrebbe scegliere l’apicoltura nel suo futuro?

Il nostro è un settore produttivo enorme. Attualmente in Italia ci sono 55mila apicoltori e solo 7.500 professionisti, ovvero persone che sono apicoltori come impiego principale. Circa la metà del miele che consumiamo è importato. Questo significa che c’è ampio spazio per avviare una produzione che sia tutta italiana. In un momento di crisi e disoccupazione al 29%, ci sembra opportuno avviare i giovani al mondo dell’apicoltura. Se il miele ha una buona immagine di buona qualità e siamo in grado di soddisfare il mercato interno si apre una strada importante per le nuove generazioni. Delle realtà interessanti già esistono: si sta cercando di lavorare a una scuola biennali di apicoltura e di creare dei laboratori per dare ai ragazzi gambe per creare reddito. Molte le problematiche a monte, come la necessità di mettere gli apicoltori in grado di chiedere i danni per la moria di api causata dai pesticidi e da procedure di coltivazione vietate.

A cura di Silvia Biasotto
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