AGRICOLTURA. Check up 2008 dell’Ismea. Confagricoltura: in movimento nonostante la crisi

Il 2007 "poteva essere l’anno del riscatto per l’agricoltura italiana, ma i risultati finali, sia in termini di produzione, sia di valore aggiunto, hanno in parte deluso le attese, anche se non mancano gli aspetti positivi come il ritorno alla crescita della produttività del lavoro": è quanto emerge dallo studio Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) "La competitività dell’agroalimentare italiano – Check up 2008". Sullo studio, da cui emerge un’agricoltura "in movimento e vitale anche se non riesce a darsi ancora un assetto appropriato", si trova d’accordo Confagricoltura che per voce del suo presidente Federico Secchioni commenta come sia "una fotografia che Confagricoltura ha da tempo messo a fuoco e che le analisi macroeconomiche ci confermano in pieno. Per natura sono ottimista. E da tempo vado sostenendo che, pur navigando in acque tempestose, c’è una minoranza trainante di imprese efficienti, che investe, innova, e traina il settore. Ma la situazione è diventata davvero preoccupante".

Dal Check up Ismea emerge fra l’altro l’incremento dei prezzi agricoli alla produzione del 7,9% a fronte di un aumento dei costi del 5,4% legato soprattutto ai rincari dei mangimi e dei fertilizzanti. Il recupero dei margini di competitività è limitato ad alcuni comparti nell’ambito delle coltivazioni mentre per gli allevamenti l’erosione dei margini è proseguita anche nel 2007 malgrado gli aumenti dei prezzi alla produzione registrati da carni e prodotti lattiero-caseari.

Il 2007 ha fatto registrare una riduzione dello 0,8% in quantità degli acquisti di prodotti alimentari per il consumo domestico a fronte di un incremento medio dei prezzi del 2,6%: c’è una crescente attenzione delle famiglie a far quadrare i bilanci ridisegnando il paniere dei consumi secondo la variazione dei prezzi.

Ad avviso di Confagricoltura bisogna favorire una "robustezza strutturale" che manca, stimolare ed indirizzare i consumi verso la qualità ed il legame del prodotto con il territorio, mantenere le quote di mercato estere del made in Italy e, laddove possibile, esplorare le nuove opportunità che si profilano. Serve dunque una "politica per gli investimenti" e un’ampia programmazione. Diversa la posizione del presidente Vecchioni sullo studio di Ismea nella parte in cui afferma che il settore primario è stato "complice e vittima" della crescita incontrollata dei prezzi di alcune materie prime strategiche. "Mi sembra – afferma il presidente Confagricoltura – che si sia stati solo ‘vittime’ della non autosufficienza produttiva delle commodities agricole (cereali, semi oleosi, zucchero, derivati del latte)".

"E’ lo stesso dossier Ismea a rilevare – ricorda Vecchioni – le concause dei rincari dei prezzi delle commodities : strutturali dovute ai condizionamenti a livello mondiale; congiunturali per l’andamento climatico; a cui si aggiunge la dinamica incontrollabile del prezzo del petrolio".

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