AGRICOLTURA. Cia: “Senza piogge e neve, con temperature miti è un disastro”

C’è il rischio che si ripeta quello avvenuto nel 2003, "anno horribilis" per il settore agricolo. Se persisterà l’attuale situazione e se soprattutto non ci saranno piogge e nevicate abbondanti, per l’agricoltura italiana sarà un vero e proprio tracollo. Oltre alla perdita di molte produzioni, anche i riflessi per l’economia nazionale saranno fortemente negativi. Incombe, quindi, minaccioso lo spettro del 2003, "anno horribilis" per il settore agricolo, quando, proprio a causa della siccità, si persero circa 5 miliardi di euro. Il grido di allarme viene dalla Cia, Confederazione italiana agricoltori che richiama l’attenzione di governo e regioni su una situazione sempre più difficile.

Il caldo anomalo sia dell’autunno che dell’inverno, almeno di questo primo scorcio, stanno allarmando l’intero mondo agricolo italiano. Preoccupazioni di cui gli agricoltori si fanno interpreti, evidenziando come un pò tutte le produzioni sono state stravolte nel loro ciclo naturale. Il grano ha già raggiunto dimensioni che solitamente si riscontrano in marzo-aprile. Gli alberi da frutta (susini, albicocchi, mandorli, ciliegi, peschi) sono in fiore con circa due mesi di anticipo. Le mimose in alcune regioni sono in piena fioritura. Cosa che normalmente avviene tra fine febbraio e inizio marzo.

Per il riso il rischio siccità è in agguato. E gli effetti di questa temperatura mite si fanno sentire anche sugli animali da allevamento. In particolare, le mucche producono meno latte rispetto al normale. Tutta l’agricoltura italiana è, dunque, in stato di allarme. Dal Piemonte alla Sicilia, è -afferma la nota- uno scenario insolito per questo periodo dell’anno che, oltre che dal freddo, dovrebbe essere contraddistinto da copiose nevicate in montagna e anche in pianura. Le precipitazioni nevose sono, infatti, indispensabili non solo per la gioia degli sciatori, ma soprattutto per ricreare i bacini montani, rafforzare le falde acquifere e alimentare torrenti e fiumi, fondamentali per irrigare le campagne.

Insomma, una situazione -dice la Cia- allarmante per un settore, appunto quello agricolo, che è già costretto ad affrontare i problemi determinati da una persistente e preoccupante crisi strutturale che l’anno scorso ha ridotto la produzione (meno 2, 8 per cento), il valore aggiunto (meno 3,5 per cento) e i redditi degli agricoltori (meno 4,2 per cento). Un quadro che ora corre il pericolo di aggravarsi ulteriormente. Può essere anche abbattuto, purtroppo, il record negativo del 2003, quando il valore aggiunto agricolo subì un taglio secco del 5,3 per cento. Ma una altro elemento allarmante è rappresentato -rileva la Cia- dalle possibili gelate che potrebbero verificarsi nelle prossime settimane. Questo provocherebbe seri danni soprattutto alla frutta e a tutti gli ortaggi che si producono a campo aperto.

I cambiamenti climatici -sottolineano gli agricoltori – ormai si palesano in maniera frequente e non solo in Italia. E questo sta facendo saltare i cicli stessi dell’agricoltura. Un’agricoltura che fa i conti con temperature in aumento, con una modifica radicale delle precipitazioni (che determinano disastri e alluvioni, senza irrigare), riduzione della risorsa acqua, con lo spostamento sempre più a Nord di produzioni tradizionali, con l’erosione dei terreni, in particolare quelli montani e collinari. Conseguenze che richiedono interventi incisivi e politiche mirate. Altrimenti andremo
incontro ad un disastro annunciato.

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