AGRICOLTURA. Necessaria una PAC più moderna ed efficiente

Pubblicato oggi dalla Commissione europea un programma per migliorare e ammodernare la Politica agricola comune dell’UE. L’allargamento a 27 paesi pone nuove esigenze e per affrontare al meglio le sfide moderne, oltre alle riforme è necessario un "controllo dello stato di salute" della PAC. Per un’analisi approfondita saranno 3 le domande da porre:

  • come rendere più efficace e più semplice il sistema degli aiuti diretti;
  • come adeguare al mondo attuale strumenti concepiti originariamente per una Comunità di sei Stati membri;
  • come affrontare le nuove sfide, dal cambiamento climatico ai biocarburanti, dalla gestione delle risorse idriche alla salvaguardia della biodiversità.

Questa revisione delle riforme del 2003 vuole lanciare un’ampia consultazione sulle priorità future nel campo dell’agricoltura. Nella primavera prossima la Commissione presenterà le sue proposte legislative e i ministri dell’agricoltura dovranno adottarle entro la fine del 2008.

La commissaria all’agricoltura e allo sviluppo rurale, Mariann Fischer Boel, spiega che controllare lo stato di salute dell’agricoltura è fondamentale per modificare alcune abitudini che possono farla ammalare. "Le modifiche che propongo – conclude la Commissaria – cambieranno davvero le cose per agricoltori, consumatori e contribuenti". Per rendere il regime unico di pagamento più semplice e più efficace vengono suggerite queste misure:

  • passare ad un sistema "forfetario" invece dei pagamenti basati sui dati storici;
  • mantenere il legame tra sussidi e produzione nei settori agricoli soltanto in regioni in cui la produzione è su scala ridotta;
  • differenziare le imprese agricole con più proprietari e numerosi addetti da quelle con un unico proprietario e pochi addetti, riducendo il livello dei pagamenti complessivi versati ai grandi agricoltori. Si potrebbe partire da una soglia di 100.000 euro l’anno;
  • aumentare la superficie da possedere necessaria per poter beneficiare degli aiuti comunitari. Il minimo attuale è di 0,3 ettari;
  • rivedere le norme di condizionalità che gli imprenditori devono rispettare per ottenere gli aiuti comunitari: eliminare gli obblighi superflui ed aggiungerne di nuovi rispondenti alle nuove esigenze.

Per adeguare gli strumenti di sostegno all’allargamento a 27 paesi dell’UE vengono posti degli interrogativi:

  • si può ridurre a zero l’intervento per la maggior parte dei cereali e mantenerlo per un solo tipo di cereale (il frumento panificabile)?
  • si deve abolire il regime di ritiro dei terreni dalla produzione, trovando però il modo di mantenere i vantaggi che tale regime ha comportato per l’ambientale?
  • in vista dell’andamento positivo dei prezzi di mercato, si può ritornare alla funzione originaria dell’intervento come rete di sicurezza?
  • si può rendere più graduale il passaggio alla soppressione delle quote latte del 2015? Si devono prendere misure per aiutare i produttori lattiero-caseari che dipendono principalmente da questa produzione?

Infine per rispondere alle nuove sfide si devono prevedere degli incentivi per migliorare l’azione nei nuovi settori, quelli relativi al cambiamento climatico, alla gestione dell’acqua, alla salvaguardia della biodiversità, alla bioenergia. La politica di sviluppo rurale potrebbe essere lo strumento migliore per finanziare queste nuove misure. Si potrebbero trasferire nel bilancio destinato allo sviluppo rurale parte dei pagamenti diretti a tutti gli agricoltori.

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