AGRICOLTURA. Rapporto Inea 2011: il settore tra crisi economica e volatilità dei prezzi

Una volta c’erano le regole comunitarie che gestivano le crisi. "Oggi la Pac (Politica Agricola Comune) esiste ancora ma il settore agricolo ha una capacità qualitativamente diversa rispetto al passato di assorbire le fluttuazioni del mercato", ha detto Riccardo Deserti, del Comitato scientifico del Rapporto . E sono proprio fenomeni come la crisi economica, la volatilità dei prezzi delle commodity agricole, i mutamenti della stessa Pac e i cambiamenti climatici i temi al centro dell’ottava edizione del Rapporto sullo Stato dell’Agricoltura 2011 presentato oggi a Roma dall’Inea.

Nel corso del convegno è emerso come proprio la forte instabilità dei prezzi sia stata uno degli elementi più destabilizzanti del mercato e del settore agricolo. "Nell’ultimo decennio – ha aggiunto Deserti – ci sono state enormi fluttuazioni sia al ribasso che al rialzo. Si tratta di speculazioni che hanno portato und anno nella distribuzione del reddito ai produttori. Per questo più che in passato è necessario interrogarci su quali debbano essere le politiche di regolazione del mercato per creare valore attraverso il mercato stesso. Non meno importante è il ruolo delle politiche non direttamente agricole ma che hanno comunque un riflesso sul settore, proprio come quelle ambientali".

In generale, il rapporto rileva segnali di crescita nel 2010, che tuttavia non hanno consentito di recuperare le perdite del 2009. La produzione agricola si è attestata a 48.855 milioni di euro correnti e ha mostrato un incremento di 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Di entità leggermente superiore è stato l’aumento rilevato per i consumi intermedi (+2,2%), imputabile quasi esclusivamente all’andamento dei prezzi. Il risultato è un aumento contenuto del valore aggiunto ai prezzi di base (+1,9%) che nel 2010 si è attestato a 26.370 milioni di euro correnti per l’intera branca "agricoltura, silvicoltura e pesca".Nel 2010, inoltre, è tornato a crescere il fatturato dell’industria alimentare italiana, raggiungendo un valore di 124.000 milioni di euro (+3,3% a prezzi correnti).

Come tutto ciò si è ripercosso sui consumi delle famiglie italiane?Nel 2010 la spesa delle famiglie è tornata a crescere ma secondo i dati Istat, tra i diversi capitoli di spesa, i consumi alimentari e le bevande analcoliche sono quelli che mostrano l’evoluzione più modesta (+0,4% e +0,2% al netto dell’inflazione). nel 2010 le famiglie hanno fatto acquisti di beni alimentari e bevande analcoliche per un valore di 135,5 miliardi di euro (il 14,6% del totale consumi), con una concentrazione su quattro classi principali, che rappresentano il 68% del totale: carne (23%), pane e cereali (20%), latte, formaggi e uova (14%) e vegetali (11%) sono i prodotti più importanti nel "carrello della spesa" degli italiani, cui seguono con un’incidenza minore la frutta e i prodotti ittici (entrambi con circa il 7% del totale consumi alimentari).

Il rapporto evidenzia inoltre la forte influenza nel sistema dei consumi dei cambiamenti della sfera sociale. Diminuiscono le coppie con figli e aumentano i single (passati dall’8,5% al 26,4% dal 1978 ad oggi ) come gli stranieri (oggi la quota di stranieri in Italia è pari al 7,1%, attesa in crescita fino al 17,2% del 2050.). Secondo l’Inea nel tempo questi elementi hanno influenzato l’evoluzione dei modelli di consumo e determinato nuove priorità nell’ambito della spesa alimentare, come testimoniano anche i recenti andamenti di mercato di alcuni prodotti. I dati evidenziano come tra il 2009 e il 2010 il contenuto di servizio sia stato un elemento decisivo nel consumo di ortaggi; i prodotti di IV gamma registrano infatti un aumento dell’indice delle quantità acquistate dell’8% (anche grazie a prezzi in calo, -2,7%), mentre gli ortaggi freschi segnano una riduzione in quantità dell’1,8%, dovuta probabilmente non solo ai nuovi orientamenti di consumo ma anche all’incremento dei prezzi (+3,4%).

Discorso simile per prodotti a marchio di qualità, biologici e funzionali i cui pattern di consumo sono per lo più influenzati da altre variabili quali la funzione salutistica, il carattere ludico edonista del prodotto e la valenza distinta che lo stesso assume all’atto di acquisto. Tra il 2009 e il 2010 i prodotti biologici confezionati crescono in valore dell’11,6% (il dato più alto dal 2002), mentre nello stesso periodo di riferimento altre produzioni "di qualità" segnano andamenti negativi (è il caso dei vini DOC-DOCG: -2,5%) o di crescita contenuta come avvenuto per i prodotti DOP-IGP (+2,1%).

Rapporto sullo stato dell’agricoltura 2011: PDF

A cura di Silvia Biasotto

 

 

 

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