AGRICOLTURA. Riforma della PAC. I pro e i contro

Sulla questione delle procedure di infrazione attuate dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia, ultima proprio quella decisa ieri dalla Commissione, è intervenuto anche Francesco Morganti del Mipaaf (Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali) nell’ambito del convegno a Roma "Riforma della PAC: Effetti ambientali e sociali". Secondo Morganti, la causa è dovuta non tanto alle amministrazioni centrali quanto alle Regioni che non hanno attuato i piani e le misure di conservazione previste: "A causa della mancata convergenza tra il governo e le Regioni, si rischia, inoltre, che il Decreto legge 251/2006 sulla caccia emanato l’agosto scorso, che avrebbe dovuto porre fine alle violazioni italiane alle normative comunitarie, non si converta in legge. L’Italia rischia molto, – continua il rappresentante del Mipaaf – perché l’Ue potrebbe decidere di togliere anche gli aiuti diretti agli agricoltori, quelli previsti dal primo pilastro della PAC".

Il convegno, che si inserisce nel calendario delle attività dell’iniziativa "Vincere la fame si deve!" organizzata dal Comitato italiano per la sovranità alimentare dal 29 settembre al 4 novembre 2006, è stato introdotto da Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente, che ne ha spiegato l’obiettivo: l’incontro punta al dialogo tra tutte le rappresentanze coinvolte nella riforma della PAC, quindi agricoltori, consumatori e ambientalisti. La riforma della Politica Agricola Comune, che lega produzione a territorio, agricoltori a buone pratiche agronomiche, paesaggio, sicurezza alimentare, salute degli animali, secondo Ferrante, sembrerebbe, nelle intenzioni, uno strumento equo e rispettoso dell’ambiente, volto allo sviluppo sostenibile. "Ma bisogna fare attenzione, perchè è bene sostenere l’agricoltura nel suo complesso, non gli agricoltori, quindi tener presente anche la manutenzione e la difesa del territorio, oltre che la salvaguardia delle fasce più deboli".

Ottimistica la posizione della Coldiretti nei confronti della PAC. Annalisa Saccardo, in rappresentanza dell’associazione degli agricoltori, si è soffermata, in particolare, nel secondo passaggio della riforma, quello legato allo sviluppo rurale: "L’azienda agricola è diventata multifunzionale, perché non deve solo produrre, ma anche offrire servizi, primo tra tutti quello ricreativo, e tutelare il territorio. La riforma della PAC sposa l’ambiente con la società e permette un avvicinamento tra ambientalisti, agricoltori e consumatori in questa nuova dimensione in cui viene pensata l’agricoltura: un’agricoltura sostenibile, biologica e a difesa della biodiversità".

Più critico Andrea Ferrante, presidente dell’AIAB, parlando dei rischi della riforma che, sul fronte dei prezzi, non è andata verso la semplificazione: "Quella di oggi è ancora un’agricoltura sussidiaria e le procedure d’infrazione dell’Ue non possono che peggiorare le condizioni degli agricoltori. L’Italia deve pensare alla riforma del 2008, prepararsi per tempo e farsi trovare pronta per conquistare una posizione di rilievo nella discussione con gli altri Paesi europei. È intollerabile che in Italia abbiamo in agricoltura il lavoro nero, un problema reale di legalità: bisogna pensare alla qualità del lavoro prima di tutto, perché inevitabilmente questa ha un impatto sulla qualità del prodotto". Secondo Ferrante, è un errore dare contributi agli agricoltori indistintamente in base agli ettari di coltivazione certificata e non premiare nessun comportamento positivo in termini di qualità del lavoro.

Sui sussidi che questa Politica offre, ha espresso le proprie perplessità anche Sergio Marelli, presidente del FOCSIV – Volontari nel mondo: "Abbiamo lanciato noi per primi una campagna per chiedere che venissero tolti gli aiuti per le esportazioni all’estero, perché questo azzera gli sforzi delle ONG per aiutare i paesi in via di sviluppo. Così, abbiamo ottenuto dall’Organizzazione Mondiale del Commercio l’abrogazione dei sussidi alle esportazioni al 2013". Marelli spiega che esiste un grande dislivello anche nei sussidi interni all’Unione europea: la riforma, infatti, prevede che per ottenere gli aiuti, basti possedere un terreno, anche senza coltivarlo, purché vengano mantenute buone le condizioni ambientali. "Non si fa nessuna distinzione – conclude Marelli – tra chi possiede il terreno in pianura e chi ce l’ha e lo coltiva con sforzi maggiori in montagna".

Al convegno è intervenuto anche Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino (MDC), che ha ricordato come "Truffe a Tavola" – il rapporto annuale sulle frodi alimentari in Italia redatto in collaborazione con Legambiente – documenti tutti gli importanti risultati raggiunti dalle autorità nella tutela della sicurezza alimentare. "Cosa cerca il consumatore quando va ad acquistare i prodotti? Buon prezzo, buona qualità e sicurezza assoluta. Su questi punti, – dice Longo – possiamo dire che l’Italia ha conquistato durante i tre anni di PAC una posizione di leadership. Il problema del nostro paese è che accoppiamo alti costi dei prodotti e bassi redditi degli agricoltori, quando a lucrare sono sempre e solo gli intermediari. Nei tre rapporti Truffe a Tavola – continua il presidente di MDC – c’è una costante: i consumatori sono disposti a pagare di più purché ci siano maggiori garanzie di qualità e di sicurezza. L’alleanza tra agricoltori e consumatori in un’agricoltura sostenibile è un obiettivo che in Italia stiamo raggiungendo grazie alla lotta per la difesa di un’agricoltura di qualità. Questa collaborazione – conclude Longo – è tanto necessaria quanto più è in crescita l’importazione illegale dei prodotti dell’Asia, un pericolo montante, e deve puntare a un giusto reddito per gli agricoltori e maggiore qualità dei prodotti per i consumatori".

Comments are closed.