AGRICOLTURA. Wto, fallito l’accordo commerciale. Le reazioni

Deludenti, anzi fallimentari i risultati dei negoziati sul Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, iniziati a Ginevra lunedì 21 luglio scorso e terminati ieri. Questi 9 giorni non sono bastati a concludere l’accordo commerciale, avviato nel 2001, che avrebbe aperto gli scambi commerciali del mondo intero per far riprendere l’economia.

"Prendo atto del fallimento di una trattativa in cui si è provato in tutti i modi a penalizzare il sistema agricolo italiano e più in generale europea. E’ pur vero che, grazie agli sforzi dei nostri negoziatori, nel corso delle trattative abbiamo portato a casa importanti risultati, in particolare per ciò che concerne l’elenco dei prodotti tropicali". E’ stato questo il commento del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali italiano Luca Zaia. "L’esclusione dei prodotti di Indicazione geografica protetta – ha sottolineato il Ministro – avrebbe però provocato conseguenze drammatiche per tutto il comparto. Non posso non ricordare che per l’agricoltura italiana ed europea le indicazioni geografiche sono un segnale importante e distintivo secondo le qualità delle singole produzioni".

"Se l’accordo fosse passato – ha dichiarato Zaia – penalizzando così i nostri prodotti, sarebbe passato anche un principio di penalizzazione per il mondo dei consumatori". "Riguardo al fatto che il fallimento potrebbe portare ad un ulteriore impoverimento dei Paesi in via di sviluppo – ha concluso Zaia – ricordo che in economia non può valere il principio asimmetrico. Chiedere infatti all’agricoltura italiana un costo quale quello che si stava profilando, avrebbe potuto portare conseguenze disastrose per la nostra stessa economia come per altro per quella di diversi Paesi occidentali, piuttosto che per la crescita dei Paesi ad economia emergente come ad esempio la Cina e l’India".

Secondo la Confagricoltura "il fallimento della trattativa dimostra anche quanto sia stata improduttiva la strategia negoziale della Commissione europea di questi ultimi anni". "Certo ora non si potrà affermare che la responsabilità del fallimento è tutta del protezionismo agricolo di Bruxelles, visto che si sono susseguite concessioni a concessioni, senza poter portare a casa alcun reciproco vantaggio" ha commentato il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni. Per Vecchioni è giunto il momento di fare "scelte politiche europee e nazionali che rafforzino la produzione agricola, così come serve una attenta verifica sullo strumento del sistema europeo di tutela delle indicazioni geografiche che, ancora oggi, esce dal confronto multilaterale senza il giusto riconoscimento". L’auspicio del presidente di Confagricoltura è quello di "ripartire da basi nuove, da un rilancio del bilateralismo, non come alternativa, ma come elemento complementare a intese multilaterali; è necessaria una modifica del mandato originario di Doha, che lo apra a nuovi temi come quelli della reciprocità delle tecniche di produzione, degli standard ambientali e sociali".

Anche secondo la Coldiretti "è stata persa un’importante occasione per assicurare maggiore trasparenza nel commercio dei prodotti agricoli ed alimentari a livello internazionale con regole di concorrenza leali". L’invito è quello di ricercare "un approccio nuovo e attento alle reali esigenze di uno sviluppo economico sostenibile dell’economia mondiale, obiettivo principale del Doha round. Con la riforma della politica agricola, l’Unione Europea – si legge in una nota della Coldiretti – ha dimostrato di avere le carte in regola per arrivare ad una conclusione positiva del negoziato che ha visto un importante impegno nazionale per la tutela delle indicazioni geografiche dalle falsificazioni e dalle imitazioni ed anche per la salvaguardia delle nostre produzioni agricole ed alimentari".

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