AGRICOLTURA. XI Rapporto di Confagricoltura/Nomisma: molte le criticità strutturali e di mercato

Piccole taglie aziendali, bassa produttività del lavoro, ridotto sviluppo tecnologico, scarso ricambio generazionale e carenti dotazioni viarie. Queste alcune delle "criticità che arrugginiscono le leve della competitività del sistema agroalimentare nazionale" secondo Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura, che ha oggi presentato a Roma il XI Rapporto Nomisma sull’Agricoltura di Nomisma promosso dalla confederazione.

Al centro del documento il tema della competitività ovvero del come "conquistare nuove quote di mercato e mantenerle". Il rapporto evidenzia una serie di problematiche sia a livello generale che tramite una indagine che ha visto coinvolte direttamente le imprese. Secondo gli imprenditori intervistati i fattori critici della competitività sono essenzialmente l’accesso al credito e al mercato, la burocrazia e il costo della manodopera. In particolare, oltre il 40% degli intervistati ritiene che gli adempimenti burocratici siano troppo complessi e richiedano troppo tempo mentre il 64% delle aziende che hanno indicato il credito come un fattore critico punta il dito contro i tassi elevati.

Il basso indice di ricambio generazionale e la polverizzazione del mercato sono altre caratteristiche e anche criticità del sistema agricolto italiano. E non solo. Dal rapporto "si scopre così – ha detto Vecchioni – che nell’agricoltura italiana si investono notevoli somme in valore assoluto ma poco in relazione alle numerose imprese attive: meno di 6.500 euro per azienda e per anno; tra i Paesi dell’Ue-15 si investono notevoli somme in valore assoluto ma poco inrelazione alle numerose imprese attive: meno di 6.500 euro per azienda e per anno. O, infine, che seppure in Italia vi siano più autostrade rispetto alla media europea, sono invece molto carenti le altre dotazioni viarie e abbiamo solo la metà delle linee ferroviarie per unità di superficie vantate dalla Germania".

Dall’analisi delle problematiche il presidente di Confagricoltura è poi passato alle proposte: "Ora più che mai occorre più coraggio. Varando un vero e proprio "piano per la competitività" che incida sulle opportunità di mercato, sulla dimensione economica sino all’internazionalizzazione. Non trascurando nodi storici irrisolti come la ncessità di una politica dell’innovazione in agricoltura e di una sburocratizzazione degli adempimenti a carico delle imprese".

In particolare, Vecchioni ha avanzato la necessità di "promuovere l’organizzazione economica, la certificazione e la qualificazione del prodotto dei propri associati". Necessario inoltre incentivare "l’internazionalizzazione e i rapporto con la grande distribuzione organizzata" e limitare "gli adempimenti burocratici e amministrativi che gravano sulle imprese" e la valorizzazione dei mezzi tecnici e servizi "per una agricoltura moderna e di qualità".

Proprio in funzione della caratteristica dimensionale del mercato agricolto italiano è stata evidenziata la necessità di politiche diverse per le "aziende imprese" e le "aziende non imprese": una distinzione introdotta dal rapporto stesso che individua le prime (83% del totale) nelle aziende a dimensione ridotta e le seconde in quelle con un reddito superiore ai 9600 euro annui e una media di 22 ettari di superficie. Per Confagricoltura l’attenzione si deve concentrare sulle "aziende imprese" prechè esse mostrano una maggiore capacità di adattamento, sono in grando di realizzare una diversificazione del mercato e sono indirizzate alla ricerca e alla innovazione.

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