AGROALIMENTARE. La contraffazione è soprattutto nordamericana

Come affrontare la competizione internazionale nel settore agroalimentare? Se a rappresentare un valore aggiunto per i consumatori è soprattutto la qualità dei prodotti, bisogna anche continuare la promozione del "made in Italy" e difendere i prodotti dai fenomeni di contraffazione, diffusi soprattutto nel Nord America. Le linee direttrici dettate dal Ministero del Commercio Internazionale per la promozione svolta dall’Istituto per il Commercio con l’Estero nel 2007 sono state illustrate questa mattina nell’ambito del seminario "Nuove frontiere commerciali per l’agricoltura italiana di qualità", organizzato a Roma da Confagricoltura e dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Fra i punti illustrati da Roberto Lovato, dirigente dell’Area Agroalimentare dell’ICE, ci sono l’esigenza di confermare l’immagine del "made in Italy", di recuperare spazi di mercato nei paesi dove la quota italiana è inferiore alla media mondiale e di aprirne di nuovi in paesi in cui l’agroalimentare italiano non è ancora presente. E in effetti i paesi di principale esportazione – Germania, Francia e Stati Uniti – finiscono per assorbire il 45% dell’export: si tratta però di mercati maturi sui quali sarà difficile conquistare nuovi spazi di mercato. Una delle direttrici di sviluppo deve essere dunque quella di incentivare l’internazionalizzazione dei settori che non sono basati sulla concorrenza di prezzo: si tratta in questo caso di mercati nei quali ci sono nicchie di domanda rivolta a prodotti di eccellenza, come quelli biologici o quelli legati alla dieta mediterranea, che "presuppongono un consumatore consapevole, evoluto e attento alla qualità". Altro elemento fondamentale da seguire è inoltre la difesa dei prodotti, marchi e brevetti italiani nei confronti della contraffazione e dei mercati nei quali quest’ultima si manifesta: la produzione alimentare tipica italiana – è stato sottolineato – subisce ogni anno danni considerevoli per le imitazioni e le contraffazioni sull’origine italiana del prodotto. In questo modo si crea confusione nel mercato e si induce in errore il consumatore. Per questo l’Istituto per il Commercio con l’Estero sta strutturando, insieme al Ministero del Commercio Internazionale, uffici di consulenza e assistenza in diversi paesi soprattutto dell’Asia. E sono in programma azioni di contrasto delle imitazioni nel settore alimentare in diversi mercati, primo fra tutti quello del Nord America dove il fenomeno è particolarmente diffuso. "I problemi più grandi – ha detto infatti Lovato – sono generati dal Nord America". Si stima infatti che il fatturato USA dei prodotti "italian sounding", ovvero percepiti dal consumatore come italiani, sia pari a 6 miliardi di euro di cui solo 2 derivano da prodotti realmente italiani. Da qui la promozione di una campagna "affinché sia assicurata la riconoscibilità sul mercato dei prodotti italiani".

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