ALIMENTAZIONE Accordo Federalimentare-Miur: da gennaio educazione alimentare nelle scuole medie

L’educazione alimentare arriva nelle scuole medie. A partire da gennaio 2012 una nuova materia insegnerà infatti agli studenti modi e tempi di assunzione dei cibi e processi produttivi degli alimenti. Non sarà concentrata in un’ora, ma si porrà con temi trasversali alle diverse discipline. Il risultato è frutto del protocollo d’intesa, firmato lo scorso aprile fra Federalimentare – Federazione dell’Industria alimentare aderente a Confindustria, e Miur-il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che sancisce la condivisione, su base nazionale, del programma "Scuola e Cibo. Piani di educazione scolastica alimentare".

Da gennaio, dunque, nelle scuole parte l’educazione alimentare per "rendere i bambini consapevoli dell’importanza di seguire corretti stili di vita, insegnando loro modi e tempi di assunzione dei cibi e la storia dei processi produttivi in campo agricolo e industriale". È quanto annunciato oggi a Milano da Filippo Ferrua, Presidente di Federalimentare e Riccardo Garosci, Presidente del Comitato Miur. La fase pilota del progetto Scuola e Cibo, che si è conclusa, si è svolta nell’anno scolastico 2009-2010 in 15 scuole primarie a Milano, Roma e Catania.

Il programma di studio non prevede di insegnare educazione alimentare come materia a se stante, ma la introdurrà nel sistema di istruzione italiano, con l’approccio moderno e trasversale di una materia interdisciplinare. Spiega Federalimentare: "Per esempio, nelle lezioni di scienze ci saranno approfondimenti mirati sulle caratteristiche degli alimenti, rispetto ai loro processi produttivi e qualità chimico-nutrizionali; in quelle di italiano, i focus sulle parole del cibo; la storia e la geografia potranno parlare dell”evoluzione dei modelli alimentari nei secoli o raccontare di territori e tipicità".

L’iniziativa coinvolgerà 77 mila classi scolastiche, pari circa 1 milione e 600 mila alunni insieme alle rispettive famiglie. Sostiene Ferrua: "Non esistono alimenti buoni e cattivi ma corrette modalità e frequenze di consumo. Il sovrappeso non si combatte con il proibizionismo o con le tasse, ma con l’educazione alimentare e l’attività motoria, fin da bambini".

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