ALIMENTAZIONE Agli italiani piacciono i ristoranti stranieri? Il 43% non ci ha mai messo piede

Tra gli italiani c’è chi resiste alla tentazione del cibo straniero, sfidando così la globalizzazione che ha diffuso la moda dei cibi etnici take away. Sono ben 4 su 10, infatti, gli italiani che non hanno mai messo piede in un ristorante straniero e il 38% non ha mai acquistato per strada kebab, tacos, involtini primavera o sushi da portare via. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Swg secondo cui solo il 7% degli italiani frequenta molto spesso un take away straniero e il 5% un ristorante straniero.

Ma questo non vuol dire che gli italiani sono intolleranti verso la presenza degli esercizi alimentari stranieri: il 54% si dice favorevole ai take away e il 51% ai ristoranti. Il problema è piuttosto la diffidenza verso la qualità degli alimenti.

Anche chi preferisce mangiare Made in Italy subisce, magari inconsapevolmente, gli effetti della globalizzazione. Un esempio di questa intrusione è la pizza: nelle 25mila pizzerie nazionali è preparata spesso con ingredienti importati dall’estero, dalle cagliate provenienti dall’est Europa al posto della tradizionale mozzarella, al pomodoro cinese, dall’olio di oliva tunisino e spagnolo alla farina canadese o ucraina. Stessa situazione per gli spaghetti al pomodoro: nelle trattorie il 60% per cento del grano duro utilizzato per la pasta arriva dall’estero mentre negli ultimi 10 anni sono quadruplicate le importazioni di concentrato di pomodoro importato dalla Cina (+272 %).

Secondo la Coldiretti, inoltre, 2 fette di prosciutto su 3 vendute come italiane provengono da maiali allevati all’estero; 3 cartoni di latte a lunga conservazione su 4 sono stranieri senza indicazione in etichetta; oltre un terzo della pasta è ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia, all’insaputa dei consumatori; la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere.

"Una presenza che resta ignota ai consumatori perché nelle etichette degli alimenti non è sempre obbligatorio indicare la provenienza. Negli ultimi anni con la mobilitazione a favore della trasparenza dell’informazione, la Coldiretti è riuscita a ottenere l’obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele latte fresco, pollo, passata di pomodoro, extravergine di oliva ma ancora molto resta da fare con l’etichetta che è anonima per circa la metà della spesa: dai formaggi ai salumi, dalla pasta ai succhi di frutta".

Ma c’è una notizia positiva: dopo il via libera della Camera, entro il 2010 dovrebbe essere approvata definitivamente la legge che obbliga ad indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti e vieta anche pratiche commerciali sleali nella presentazione degli alimenti per quanto riguarda la reale origine geografica degli ingredienti utilizzati, compresa la comunicazione commerciale che induce in errore il consumatore. "Niente più pubblicità – conclude Coldiretti – al succo di arancia con le immagini della Sicilia se viene utilizzato quello proveniente dal Brasile, come purtroppo spesso avviene".

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