ALIMENTAZIONE Agricoltori vs panificatori, è scoppiata la guerra del pane

È scoppiata la guerra del pane. Non fra la popolazione affamata, per fortuna, ma fra agricoltori e panificatori che hanno accolto in modo divergente il contenuto di un decreto del Ministero dell’Economia che permetterà di acquistare anche dai contadini, negli agriturismi e nei farmers’ market, pane e prodotti di panetteria fresca. Anche le imprese agricole potranno dunque fare i panettieri e il reddito avrà una tassazione agevolata. Ma i panificatori della Fippa parlano di concorrenza sleale.

Spiega Confagricoltura: "Il decreto ministeriale 212/2010 prevede che la produzione del pane e degli altri prodotti di panetteria freschi (e poi farina o sfarinati di legumi da granella secchi, di radici o tuberi o di frutta in guscio) siano, a tutti gli effetti, attività connesse a quella agricola (idem dicasi le produzioni del malto e della birra, ma anche della grappa). Questo permette un regime di tassazione più vantaggioso, calcolato sulla base del reddito agrario. Finalmente – prosegue Confagricoltura – è stato definito che per avere un pane di qualità, così come una birra o una grappa, sono necessarie materie prime di qualità, con una complementarietà importante che dà modo alle imprese agricole di ampliare l’offerta produttiva". Secondo Confagricoltura il provvedimento contestato dai panificatori "proietta l’agricoltura in una visione nuova, che spinge le imprese del settore ad impegnarsi in attività a valle della produzione agricola vera e propria, recuperando parte del valore aggiunto di cui non hanno mai beneficiato".

Diverso invece il giudizio dei panificatori. Secondo il presidente di Assopanificatori, Mario Partigiani, "è inaccettabile questo ulteriore beneficio fiscale a favore degli agricoltori, categoria già ampiamente agevolata, dai carburanti al fisco, alla previdenza, alla normativa tecnica igienico-sanitaria". Secondo Assopanificatori-Confesercenti, "non si capisce come gli agricoltori che producono grano possano panificare. Non sfugge a nessuno che il pane si ottiene dalla farina, (oltre che dall’acqua, dal lievito, dal sale ed eventuali condimenti), non certo dal grano e per fare la farina è necessario passare dal mulino. Hanno anche il mulino? Ciò che si contesta, in un settore ampiamente liberalizzato e che conta 26 mila aziende con 90 mila addetti, è che senza rispetto delle norme igienico sanitarie, e in regime di agevolazione fiscale, si possa fare concorrenza ad aziende che debbono sopportare costi altissimi di gestione". L’associazione chiede dunque il ritiro del provvedimento e la specificazione di cosa sia "pane fresco" con il corretto uso della parola "panificio".

Secondo Coldiretti, dagli agricoltori potrà essere comprato solo pane fatto con grano italiano. La Fippa – Federazione italiana panificatori, non ci sta: "Non è vero che il pane dell’agricoltore sarà di solo grano italiano".

"Il decreto infatti – spiega la Federazione – esprime un concetto di prevalenza e non di esclusività del ‘prodotto agricolo’. Il grano sarà quindi solo in prevalenza dell’azienda agricola "nei limiti del doppio delle quantità prodotte in proprio dall’imprenditore agricolo". In sintesi, la quantità minima della produzione propria sarà del 50% mentre il resto sarà acquistato esternamente, allo stesso modo dei panificatori. E poiché l’Italia non è autosufficiente relativamente al proprio fabbisogno di frumento, le farine acquistate proverranno inevitabilmente anche dall’estero".

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