ALIMENTAZIONE Allevamenti sostenibili, la sfida di Assalzoo e Assocarni

"Maggiore è l’efficienza dell’allevamento e minore è l’impatto sull’ambiente. Tutti si impastano la bocca della parola "sostenibilità", ma noi la sostenibilità l’abbiamo da sempre perseguita". Queste le parole di Giordano Veronesi, presidente onorario di Assalzoo nell’aprire il convegno organizzato insieme ad Assocarni a Roma dal titolo "L’allevamento per un mondo sostenibile". Veronesi subito sottolinea il ruolo e le responsabilità del settore in tema di inquinamento atmosferico: "Di tutte le emissioni di gas serra derivanti da produzione umana l’allevamento è responsabile di un 18%".

Accanto al presidente onorario di Assalzoo, Luigi Cremonini, presidente di Assocarni che ha detto: "Chi parla di benessere animale senza aver mai visto un animale non parla con cognizione di causa. Il nostro è un mondo fatto di gente seria, di grande professionalità e che rispetta le regole".
A monte delle parole di Veronesi e Cremonini ci sono studi (della Fao nel 2006 e Goodland 2009) che puntano il dito contro gli allevamenti per l’emissione di gas serra. Secondo gli organizzatori del convegno queste ricerco utilizzano una metodologia diversa dal quella ufficiale dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change). Il risultato è che da questi studi emergono stime che vanno dal 18% al 51% delle emissioni globali di gas serra da attribuire solo all’allevamento del bestiame mentre l’ultimo rapporto Ipcc per l’intero settore dell’agricoltura parla di percentuali pari al 13,5% nel 2004.

"Non dobbiamo dimenticare – ha aggiunto Veronesi– che, sempre secondo la Fao, l’allevamento rappresenta il 40% della produzione agricola mondiale e nutre oltre un miliardo di persone. In questo contesto l’industria mangimistica riveste un ruolo importante ed ha fatto grandi passi in avanti: dal 1975 al 2005 la produzione media di latte per vacca è aumentata del 60%, la quantità di suinetti allevati per scrofa è cresciuta del 55% e l’indice di produzione della carne è migliorato di oltre il 20%. Tutto questo si ripercuote anche in un minore impatto ambientale riducendo azoto e fosforo rilasciato nell’ambiente del 50%".

Contro chi chiede un minore consumo di carne per un’alimentazione più sostenibile (secondo l’Eurostat in Italia si consumano in media 92 kg procapiti), la risposta dei produttori è quella dell’efficienza e della migliore produttività. Anche perché la sfida dell’agricoltura è sfamare una popolazione crescente e che, aumentando i suoi livelli di reddito, cambierà la propria dieta verso consumi maggiori di proteine di origine animale. In pratica, se i consumi nazionali dei paesi sviluppati diminuissero, sarebbero compensati dagli aumenti della domanda dei paesi in via di sviluppo.

Cremonini ha poi sottolineato come "la nostra carne è sicura, di qualità e a prezzo di mercato, perché noi siamo una filiera corta. L’Europa dovrà prestare sempre più attenzione al nostro mondo. In Italia arriveranno sempre più automobili dalla Cina, ma non possono portarci via la nostra terra".
Di sicurezza alimentare ha anche parlato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio: "Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una progressiva concentrazione di capi di allevamento in poche grandi aziende. Questo ha consentito una maggiore sicurezza alimentare e uno sviluppo dell’innovazione e della tecnologia. Un aspetto particolare, in tema di carne, è quello che riguarda gli Ogm: l’Italia ha un controllo preciso insieme alla Fao e all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e garantiamo un elevato livello di tutela della salute pubblica".

A cura di Silvia Biasotto

La riproduzione di questo contenuto è autorizzata esclusivamente includendo il link di riferimento alla fonte Help Consumatori

Comments are closed.