ALIMENTAZIONE Certificazione di qualità: le sigle sono note, i contenuti un po’ meno

Solo un italiano su venti sa cosa indica esattamente la sigla DOP. Acronimi come DOC, DOCG, DOP e IGT hanno ormai raggiunto un buon livello di notorietà, ma se si chiede cosa differenzia un prodotto certificato da uno che non lo è il discorso cambia: a fronte di un 90% di intervistati che ha sentito parlare della sigla DOP, solo una minoranza, pari al 5%, è in grado di spiegare il valore aggiunto che questa sigla dovrebbe dare al prodotto sul quale è apposta. È quanto emerge da un sondaggio commissionato dal Consorzio Olio DOP Chianti Classico e che sarà presentato a Firenze, presso la Gipsoteca dell’Istituto dell’Arte di Porta Romana, sabato 12 maggio, in occasione del Banco d’Assaggio dell’olio delle DOP italiane. "Si tratta in effetti di dati interessanti, sui quali è necessario riflettere – sostiene Giuseppe Liberatore, Direttore del Consorzio Olio DOP Chianti Classico – Siamo il Paese che conta il maggior numero di prodotti certificati, a testimonianza di una tradizione e di una storia che non conoscono eguali, in questo campo. Eppure abbiamo le idee assai confuse su cosa sia esattamente la certificazione e quale valore rappresenti per il consumatore".

L’iniziativa, che ha il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, sarà dedicata quest’anno alla "Comunicazione della Qualità" e vedrà la partecipazione di addetti ai lavori e giornalisti. "Nelle prime due edizione – afferma Carlo Salvadori, Presidente del Consorzio Olio DOP Chianti Classico – abbiamo accentrato la nostra attenzione sulle problematiche inerenti le diverse realtà consortili e sul delicato aspetto legislativo legato al mondo dell’olio extravergine. Per il 2007 ci è sembrato giusto puntare i riflettori sulla conoscenza che gli Italiani hanno della produzione di qualità e, di conseguenza, sul ruolo che i media hanno in tal senso".

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