ALIMENTAZIONE Cia: consumi, il “bio” non è in crisi

L’alimentare tradizionale arranca ma il "bio" non è in crisi e gli acquisti biologici delle famiglie italiane continuano a crescere, con un aumento di più 10% nel 2007 e di più 6% nel primo semestre 2008. Il rischio è invece che le tavole italiane si riempiano di prodotti esteri perché agli acquisti si contrappone una riduzione delle superfici certificate, con un meno 5%, e degli operatori, in calo del 2%. È quanto sostiene la Cia-Confederazione italiana agricoltori, alla vigilia del Salone internazionale del naturale SANA 2008 che si svolgerà a Bologna e al quale parteciperà con la sua associazione per l’agricoltura biologica Anabio.

Per la Cia il pericolo è che il "bio made in Italy" non risponda alle richieste dei consumatori italiani e dunque che arrivino prodotti dall’estero. La Confederazione, citando dati Ismea/Nielsen, traccia il quadro dei consumi dei prodotti biologici: per quelli confezionati le vendite sono aumentate del 10,2% nel 2007 e del 6% nel primo semestre, per quelli sfusi si segnala un più 5% nel 2007 e un più 4% nel primo semestre 2008.

Nel settore dei prodotti confezionati, commenta la Cia, gli aumenti più evidenti nei consumi si registrano per l’ortofrutta (più 25,2% nel 2007 e più 18,4% nel primo semestre del 2008), per gli alimenti per l’infanzia (più 36,4% e più 17,6%), per la pasta e il riso (più 13% e più 32%), per il pane e i suoi sostituti (più 32,4% nel primo semestre 2008). Dove si compra bio? Il 45% degli acquisti avviene in supermercati e ipermercati, il 26% nei negozi specializzati, il 9% nella vendita diretta e il 20% da parte dei gruppi d’acquisto solidali e nel dettaglio tradizionale.

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