ALIMENTAZIONE Cia: più pasta sulle tavole ma prezzi in picchiata per grano duro

In occasione del World Pasta Day del 25 ottobre, allarme della Cia-Confederazione italiana agricoltori: sempre più pasta sulle tavole ma per il grano duro "made in Italy" è un tracollo, con prezzi in picchiata e arrivo di prodotti esteri di dubbia qualità. E’ sempre più in crescita il consumo di pasta sulle tavole degli italiani (più 2,4 per cento è la previsione per quest’anno), ma per il grano duro nazionale è un vero e proprio tracollo, afferma la Cia, e i prezzi pagati ai produttori sono in picchiata (13-15 euro al quintale). Gli ettari seminati sono diminuiti di circa il 30 per cento rispetto al 2008 e c’è il rischio di un ulteriore calo visto che, alla vigilia delle nuove semine, diversi agricoltori sono propensi ad abbandonare questa coltura sia per i prezzi non remunerativi che per gli elevati costi produttivi, contributivi e burocratici. E su tutto incombe l’import di prodotti esteri, molti dei quali di dubbia qualità e in alcuni casi anche illegali.

Proprio gli italiani, nota la Cia, continuano ad essere i primi consumatori al mondo di spaghetti, rigatoni, bucatini, lasagne, cannelloni: oltre 26 chili pro-capite l’anno (il 37 per cento al Nord, il 23 per cento al Centro e il 40 per cento al Sud). A seguire, ma ben distanziati, i venezuelani (12,9 chili pro-capite), i tunisini (11,7 chili pro-capite), i greci (10,4 chili pro-capite), gli svizzeri (9,7 chili pro-capite), gli svedesi e gli statunitensi (9 chili pro-capite).

"Il valore economico della pasta -avverte la Cia- continua così a crescere. Nel 2008, la produzione nazionale è stata di oltre ai 3,1 tonnellate (per un fatturato complessivo di 4,7 miliardi di euro). Seguono gli Stati Uniti con 2 milioni di tonnellate e il Brasile con 1,5 milioni di tonnellate. L’Italia -come rileva anche l’Unipi (Unione industriali pastai italiani)- copre circa il 26 per cento della produzione mondiale di pasta e il 75 per cento di quella europea. In pratica, un piatto di pasta su quattro mangiato nel mondo e tre su quattro nell’Ue è ‘made in Italy’".

 

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