ALIMENTAZIONE Cibi industriali, alleati o nemici di mamme senza tempo?

Pratici alleati di mamme senza tempo o sottili inibitori dell’educazione nutrizionale dei nostri figli? Gli omogeneizzati, e con essi molti altri cibi industriali destinati all’infanzia, sono stati al centro di un vivace botta e risposta tra Ibfan Italia (organizzazione contro le pratiche scorrette di commercializzazione di alimenti sostitutivi del latte materno) insieme ad altre associazioni ed Ecog (European Childhood Obesity Group).

Tutto nasce dalla presentazione, lo scorso 24 febbraio, delle piramidi alimentari per la prima infanzia sviluppate da esperti dell’Università La Sapienza di Roma, quali Andrea Vania e Carlo Cannella, e diffuse con il patrocinio di numerose associazioni e organizzazioni di settore come l’Ecog. Ibfan Italia, in comunicato stampa congiunto con altre associazioni, punta il dito contro numerosi aspetti e messaggi contenuti nelle piramidi. Uno dei temi caldi toccati in questo botta e risposta è proprio l’opportunità, sotto diversi punti di vista, dell’uso nel divezzamento di omogeneizzati e altri prodotti industriali per bambini.

Al fine di comprendere tutti gli argomenti pro e contro l’impiego di questi prodotti, Help Consumatori ha parlato con i presidenti delle due organizzazioni: Paola Negri, presidente Ibfan Italia e Andrea Vania, presidente Ecog e Responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica.

 

Paola Negri (Ibfan): "Pratici come è pratico mettere un bambino un pomeriggio intero davanti la tv!"

Omogeneizzati e cibi industriali per l’infanzia, potrebbero essere degli alleati per le mamme sempre più senza tempo?

"Si tratta in realtà solo di una presunta praticità. Sono pratici come è pratico mettere un bambino un pomeriggio intero davanti la tv! Le ditte di prodotti industriali destinati ai bambini non possono puntare più di tanto sul mercato dei latti artificiali. Di conseguenza cercano di recuperare nel settore dei latti di crescita, degli omogeneizzati, farinate, liofilizzati e pappe pronte. In qualità di presidente Ibfan ma anche di mamma posso affermare che le campagne pubblicitarie di queste società possono puntare solo sulla praticità di questi prodotti. Questo perché è difficile trovare altre valide motivazioni per comprarli. Perché una mamma dovrebbe preferire un prodotto confezionato sterile, con additivi, con materie prime senza un origine certa?"

In uno dei suoi libri lei afferma proprio l’importanza di non affidarsi a tabelle con tempi stabiliti per educare i figli a una sana alimentazione. Piuttosto è essenziale farsi guidare dal buon senso. Quindi una piramide alimentare dell’infanzia non è necessaria?

Un approccio quale quello di una "piramide alimentare dell’infanzia" non ci libera dalla "trappola del nutrizionismo". Certi strumenti sono utili per gli adulti non per i bambini. Non dobbiamo pensare che le famiglie non siano in grado di nutrire i propri figli.

Cibi freschi troppo contaminati! Gli omogeneizzati sono l’unica alternativa?

Ci siamo dimenticati l’alternativa del biologico. Seppur non sia semplice approvvigionarsi direttamente in azienda, ci si può appoggiare ai gruppi di acquisto, molto diffusi nelle grandi città, oppure ai prodotti della filiera corta.

 

Andrea Vania (Ecog): "Sicuri e più controllati rispetto al fresco. Il bio? Troppo costoso"

Perché un genitore dovrebbe scegliere di comprare dei prodotti industriali per il divezzamento del proprio bambino? Solo per praticità?

Si tratta di prodotti sicuri e più controllati rispetto ai cibi che noi adulti comunemente consumiamo. Si tratta di un aspetto importante perché risparmia al bambino il contatto con molti contaminanti, anche se si tratta di una scelta che riguardi un piccolo lasso di tempo (ad esempio solo due mesi). Non dobbiamo dimenticare che per i bambini molto piccoli il tempo è relativo e due mesi non sono affatto pochi.

Sulla premessa che i prodotti industriali destinati ai bambini sono sicuri e pratici, il loro impiego non rischia di favorire l’omologazione del gusto e in generale di allontanare il bambino dalla conoscenza dei cibi non solo per quanto riguarda il gusto?

Dal punto di vista del gusto esiste un rischio reale di omologazione. Per evitarla si potrebbero scegliere marche diverse per uno stesso alimento mentre per la conoscenza degli alimenti attraverso i cd 5 sensi, il bambino avrà tutto il tempo per farlo.
Secondo le comuni visioni del divezzamento, inizialmente non si prevede una offerta differenziata degli alimenti: si tende a suggerire le cd "pappe" dove vi è un po’ di tutto. Anche in questo caso il bambino non percepirà le differenze di gusto e consistenza tra i cibi, ma riuscirà a mangiare un po’ di tutto ciò che gli serve. Verso gli 8-9 mesi questo tipo di alimentazione lascerà il posto al classico "primo, secondo e contorno".

Nella sua risposta ad Ibfan Lei sottolinea il problema della contaminazione dei prodotti freschi provenienti da agricoltura convenzionale. Il biologico può essere una valida alternativa?

Il biologico è un settore aperto soprattutto alle mamme con una certa disponibilità economica. Il biologico costa di più del convenzionale e anche di molti prodotti industriali. Non dobbiamo inoltre dimenticare che l’Italia è una nazione estremamente antropizzata e le contaminazioni del suolo, dell’acqua e dell’aria inevitabilmente contaminano tutti i cibi che il mercato ci offre. Sottolineo infine come il cibo biologico sia meno controllato rispetto a quanto previsto dalla normativa per i cibi per l’infanzia, la quale prevede limiti per tutti i contaminanti notevolmente minori rispetto a quelli previsti per gli adulti (con un rapporto di 1 a 10). Il problema vero è che per alcune sostanze la dose assunta da un soggetto non influisce sull’intensità della sua pericolosità.
Il consiglio che mi sento di dare ai genitori è quello di evitare tutto gli omogeneizzati che contengono sale o zucchero aggiunto. E’ una scelta importante ai fini di una sana alimentazione delle nuove generazioni.

Esistono dei vantaggi in termini di porzionatura?

Il consumo di alimenti freschi rappresenta un limite nel controllo dell’effettiva quantità utilizzata in quanto è difficile garantire la "pesata" di ogni singolo ingrediente che si usa nella ricetta della "pappa". Senza dimenticarci che a casa i genitori tendono sempre ad abbondare con le porzionature. Inoltre, sebbene questo possa non costituire un criterio di scelta determinante e sufficiente è un dato di fatto che i prodotti industriali offrono una comodità per quanto riguarda la porzione.

A cura di Silvia Biasotto

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