ALIMENTAZIONE Coldiretti-Swg: c’è la crisi, gli italiani sprecano meno cibo

La crisi economica cambia le abitudini di consumo. Anche a tavola. Si riducono gli sprechi di cibo, si fa più attenzione alla spesa, si dedica più tempo agli acquisti. Ci si rivolge più spesso ai discount, meno ai negozi tradizionali, mentre tengono ancora i supermercati. Tengono però anche i consumi di prodotti a denominazione e i prodotti biologici, segmenti di mercato che vengono premiati dai consumatori più attenti e, giocoforza, con maggiore disponibilità economica. A tracciare il quadro è l’indagine "Gli italiani e l’alimentazione nel tempo della crisi", realizzata da Coldiretti-Swg e presentata nel corso del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato dalla Coldiretti a Villa d’Este di Cernobbio.

Il 57% degli italiani ha ridotto lo spreco di cibo per effetto della crisi. "Si tratta di una tendenza positiva in un Paese come l’Italia dove a causa degli sprechi dal campo alla tavola viene perso cibo per oltre dieci milioni di tonnellate", ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini, sottolineando che è importante un recupero di sensibilità nei confronti del cibo e del suo valore, soprattutto in un mondo dove "la globalizzazione dei mercati, a cui non ha fatto seguito quella della politica, ha portato a un deficit di responsabilità, di onestà e di trasparenza che ha generato la crisi internazionale e ha drammaticamente legittimato la derubricazione del tema cibo fino a farlo considerare una merce qualsiasi, come fosse un aspirapolvere o un frigorifero". Solo in Italia gli sprechi alimentari ammontano a 37 miliardi di euro l’anno. Il 47% di chi ha ridotto lo spreco ha perseguito questo obiettivo facendo la spesa in modo più oculato, il 31% riducendo le dosi acquistate, il 24% utilizzando quello che avanza per il pasto successivo e il 18% guardando con più attenzione alla data di scadenza.

Il 55% degli italiani passa più tempo a fare la spesa, e il 72% dichiara di prestare una maggiore attenzione rispetto al passato: si confrontano i prezzi (61%) con più oculatezza, si guarda alle offerte tre per due (59%), ma si controlla anche la qualità e la provenienza dei prodotti (43% per entrambe).

L’indagine rileva che il 25% degli italiani ha aumentato nel 2011 la frequenza dei discount mentre, all’opposto, il 38% ha ridotto la propria presenza nei negozi tradizionali, che rischiano un vero crack, mentre tengono sostanzialmente i supermercati. Commenta Marini: "Si evidenzia la tendenza da parte di un crescente segmento della popolazione ad acquistare prodotti alimentari a basso prezzo nei discount, a cui però può corrispondere anche una bassa qualità con il rischio che il risparmio sia solo apparente".

Allo stesso tempo, quasi un italiano su tre (29%) acquista regolarmente prodotti a denominazione di origine, il 14% i prodotti biologici, il 6% i prodotti equo-solidali, e il 15% fa acquisti direttamente dal produttore. Rimane alta la contrarietà agli organismi geneticamente modificati. La percentuali di chi acquista prodotti a denominazione, bio o dagli agricoltori tengono rispetto allo scorso anno. Un fenomeno che, confrontato anche con l’attenzione al prezzo e al low cost, porta il presidente Coldiretti a parlare di una polarizzazione dei comportamenti di consumo. Sostiene Marini: "Esiste in realtà una polarizzazione nei comportamenti. Chi ha disponibilità di reddito ed è un consumatore attento alla qualità e alla tipicità consolida i propri stili mentre chi si trova in difficoltà è spesso costretto a rinunciare".

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