ALIMENTAZIONE Domani al via Slow Fish, a Genova fino a lunedì

Apre i battenti domani 27 maggio, a Genova, Slow Fish, la fiera biennale che si occupa di temi "acquatici". Il tema ricorrente di quest’anno sarà "Una specie in più: i pescatori": senza dimenticare la situazione di generale impoverimento dei mari, si focalizzerà l’attenzione sull’importante ruolo svolto dai custodi del mare, portatori di memoria e saperi.

Anche questa edizione di Slow Fish è ricca di appuntamenti: le degustazioni guidate dei Laboratori del Gusto, i grandi chef protagonisti dei Teatri del Gusto, i percorsi educativi Mare, pesci e pescatori e Mercati, menu e cuochi rivolti al pubblico e alle scuole.

Nei Laboratori dell’acqua, diventati ormai uno degli appuntamenti consueti, professori, biologi, ricercatori e giornalisti di settore incontrano il pubblico. I 18 appuntamenti, della durata di circa 2 ore, affrontano numerosi temi, tra cui il ruolo del pescatore, la tutela della biodiversità, la costruzione del prezzo, la pesca illegale, la vendita diretta e l’etichettatura. Uno degli argomenti più controversi che i Laboratori dell’acqua tentano di districare riguarda il rapporto tra salute del consumatore e scelte sostenibili. Dietologi e biologi si confrontano per la prima volta con il pubblico di Slow Fish sul peso delle opzioni ambientali nelle indicazioni che danno i medici ai pazienti. Si chiedono se ha senso continuare a invitare i cittadini a consumare più pesce, indiscriminatamente, perché fa bene alla salute, senza tenere conto che in questo modo si inviano messaggi superficiali e spesso confusi: quale pesce fa bene a chi? E perché non provare a unire messaggi dietologicamente corretti a comportamenti ambientalmente sostenibili?

"Si raccomanda il consumo di almeno 2-3 porzioni di pesce a settimana – spiega Andrea Pezzana, medico specialista in scienza dell’alimentazione, dietetica e nutrizione clinica presso l’Ospedale San Giovanni Antica Sede di Torino – Se però la prescrizione resta generica, senza ulteriori specificazioni, la raccomandazione potrebbe risultare addirittura pericolosa. In modo particolare per il pesce, infatti, il bilancio di salubrità deve tenere in conto la massimizzazione dell’apporto di sostanze salutari e il contenimento dei contaminanti potenzialmente o sicuramente dannosi per il consumatore, in modo particolare per le categorie più a rischio. A ciò si deve aggiungere una valutazione di ecosostenibilità della specie ittica consumata: alcune sono a rischio di estinzione e devono essere sostituite. Vanno comunque evitati – conclude Pezzana – pesci sotto taglia, provenienti da pesca a strascico e pescati fuori periodo".

Altro tema delicato è quello della vendita diretta di pesce e delle garanzie da dare al consumatore rispetto a provenienza e tracciabilità. In due incontri, esperti del settore presentano diverse esperienze di monitoraggio e proposte di responsabilità condivisa che aiutano a capire se il pesce servito sia stato acquistato da un pescatore con licenza o se provenga da una vendita in nero, facendo il punto sulla questione dell’etichettatura e identificando i criteri da individuare nella filiera ittica corta.

Inoltre, alcuni cuochi firmeranno un documento aderendo alla campagna di Slow Food Mangiamoli giusti, lanciata nel 2009 e volta a sensibilizzare i consumatori aiutandoli nell’acquisto.

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