ALIMENTAZIONE Etichette: 1400 contestazioni in otto mesi

Cibi "light", "senza grassi", "ad alto contenuto di vitamine".Prodotti "made in Italy", falsi "made in Italy" o cibi dall’origine incerta. Tutti chiamano in causa la sicurezza alimentare e la corretta informazione sugli alimenti, sulla loro origine e sulle loro proprietà: sulle etichette alimentari si gioca la tutela del consumatore e delle stesse aziende. Sul campo è intervenuta l’Europa: dal primo luglio sono infatti diventate applicabili le nuove regole europee per la tutela dei consumatori in materia di indicazioni nutrizionali e di salute. La regolamentazione prevede per il futuro l’istituzione di un "registro comunitario delle indicazioni nutrizionali e sulla salute" fornite sui prodotti alimentari. E nel frattempo vanno avanti i controlli sull’etichettatura: nei primi otto mesi del 2007 in Italia si sono contate circa 1400 contestazioni elevate dall’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti alimentari. È quanto è emerso oggi durante il convegno "Etichettatura dei prodotti alimentari. Tutela delle aziende e del consumatore", che si è svolto nella sede del Consiglio regionale del Lazio alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, degli enti di controllo e delle associazioni di consumatori e moderato da Anna Bartolini, componente dell’Europa Consultative Consumer Group. Il convegno è stato organizzato dal Gruppo Maurizi, che si occupa di consulenza alle imprese in tema di sicurezza alimentare, con il patrocinio di Provincia e Camera di Commercio di Roma, Ministero della Salute, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e Ordine dei Chimici e dello stesso Consiglio regionale.

"Una corretta informazione al consumatoreè essenziale per garantire condizioni di tutela dei consumatori e dei produttori": è quanto ha commentato Oreste Gerini, dirigente dell’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari. "Per il 2007 – ha detto – abbiamo deciso di concentrare i controlli sui prodotti dolciari da forno, sulle conserve vegetali e le passate di pomodoro, sugli agriturismi e i luoghi di vendita dei prodotti stagionali nelle località turistiche". La richiesta più pressante che è emersa durante gli incontri allestiti con il mondo produttivo e del consumatori – ha continuato – è stata proprio quella di controllare l’etichettatura in tutti i suoi aspetti, comprese le modalità di scrittura, che spesso presentano informazioni scritte in maniera scorretta o "omissioni mirate". "Nei primi otto mesi del 2007 sono state elevate 1350-1400 contestazioni sull’etichettatura".

Il tema investe l’Europa. Il regolamento 1924 del 2006 stabilisce disposizioni specifiche che riguardano l’uso dei "claims" nutrizionali e salutistici forniti al consumatore (come le indicazioni "alto contenuto di proteine" o "senza grassi idrogenati"), si applica dal primo luglio 2007 e ha l’intento di stabilire principi generali per tutte le indicazioni sui prodotti alimentari, di offrire al consumatore le informazioni necessarie per fare scelte su prove scientifiche affidabili, di creare condizioni paritarie di concorrenza per l’industria alimentare, di garantire la concorrenza e promuovere l’innovazione nel settore dei prodotti alimentari. Il regolamento prevede l’istituzione di un registro comunitario delle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari. Quali dunque i passaggi? Entro il 31 gennaio 2010 la Commissione europea dovrà pubblicare una lista delle "indicazioni generiche sulla salute". Come prima tappa, entro il 31 gennaio 2008 il Ministero della Salute dovrà fornire un primo elenco – come in tutti i paesi europei. E la valutazione sulla fondatezza dei dati scientifici sarà compito dell’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

Al convegno non è mancata la voce delle associazioni dei consumatori. Cosa si aspettano gli italiani in tema di sicurezza alimentare? "L’etichetta – ha detto Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino – risulta al primo posto come fonte di informazione e di sicurezza. È diritto del consumatore sapere da dove vengono le materie prime e dove il prodotto è stato lavorato. L’etichetta può esaltare le qualità del produttore e del prodotto e può tutelare il consumatore sul versante della sicurezza e della qualità".

Le etichette scorrette possono essere denunciate come forme di pubblicità ingannevole. Diverso è il caso del pomodoro cinese rivenduto come italiano: si tratta di un’illegalità. Indicare una provenienza geografica diversa da quella reale è una pratica commerciale sleale. Lo ha sottolineato Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo, che ha ricordato il problema commerciale legato alle etichette: "Attenzione a dare le informazioni giuste e utili ai consumatori, informazioni che non siano fonte di comportamenti commerciali scorretti". L’indicazione geografica obbligatoria sull’origine dei prodotti, ha commentato, serve spesso a condurre campagne commerciali. Ed è importante l’applicazione del regolamento europeo. "Quello che è accaduto negli ultimi dieci anni ha prodotto un peggioramento delle condizioni di salute dei cittadini e un aumento dell’obesità – ha detto Martinello – Questo è il frutto di un mercato dell’informazione, soprattutto televisiva, nel quale quattro reti su sei sforano i tetti pubblicitari specialmente dalle 14.30 alle 19, le ore in cui i bambini guardano la TV, con spot che per il 30% sono di prodotti alimentari. Di questi il 50% riguarda snack e merendine".

"Occorre fare emergere luci e ombre su un tema così delicato che riguarda i produttori, gli organismi di controllo, la magistratura e i consumatori per uscire dagli equivoci – afferma Fernando Maurizi, fondatore del Gruppo – Il nostro scopo è contribuire alla crescita delle aziende, soprattutto delle PMI, quelle che dovranno essere accompagnate ad assolvere gli obblighi previsti dalla nuova normativa".

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