ALIMENTAZIONE “Giù le mani dalla qualità italiana”, HC intervista S. Masini (Coldiretti)

L’11 luglio prossimo a Bologna, Coldiretti ha organizzato la più grande manifestazione degli ultimi anni per l’agricoltura. Sotto lo slogan "Giù le mani dalla qualità italiana", scenderanno in piazza produttori, cittadini, associazioni e rappresentanti delle istituzioni. La protesta verte su alcuni punti base: combattere i tentativi di legge che mettono in pericolo il Made in Italy e la sicurezza dei consumatori (cancellazione dell’obbligo di etichettatura d’origine obbligatoria, introduzione dell’invecchiamento del vino con i trucioli e sperimentazione degli Ogm in agricoltura); chiedere l’attuazione delle misure prevista dalla Finanziaria per il settore (dal decreto per la gestione assicurativa delle calamità atmosferiche e per le crisi di mercato, alla vendita diretta degli agricoltori, fino allo sviluppo delle energie pulite dalla campagna). Il Movimento Difesa del Cittadino, che martedì 17 luglio presenterà il rapporto "Italia a tavola 2007", esprime piena solidarietà alla manifestazione, ponendosi a fianco di Coldiretti nella battaglia in difesa dell’agroalimentare italiano.

Per capire meglio le ragioni della protesta HC ha intervistato Stefano Masini, responsabile Area Ambiente, Territorio e Consumi di Coldiretti.

D. Perché questa mobilitazione è di Bologna?

R. Abbiamo scelto la città di Bologna perché rappresenta in agricoltura il luogo ideale dello scontro in atto fra due modelli di sviluppo: quello antico, legato a modelli di industrializzazione e di internazionalizzazione dei flussi produttivi, che a noi non piace, e quello dei luoghi della nuova agricoltura multifunzionale, legittimata dalla nuova politica agricola, che fa leva sull’identità di territori, sulla professionalità degli imprenditori, sulla ricerca della qualità: in breve l’agricoltura delle diversità che noi vogliamo promuovere. Dunque Bologna rappresenta questo scontro fra vecchio e nuovo.

D. Voi avete presentato un documento di denuncia contro De Castro? Perché questo forte contrasto con il Ministro?

R. Anzitutto per una questione legata al metodo. Il Ministro in questi mesi ha rotto lo schema della concertazione, che aveva guidato il modello delle relazioni istituzionali in agricoltura a partire dal presente Governo D’Alema. La costituzione di tavoli verdi fra soggetti aventi la rappresentanza del settore costituisce la forma migliore per poter descrivere, affrontare e contribuire alla previsione dei soluzioni adeguate rispetto a temi importanti. Fra questi, la recente riforma dell’Organizzazione Comune di Mercato (OCM) dell’ortofrutta conclusa, e quella in via di definizione del vino, che non hanno avuto elementi di approfondimento adeguati. E’ chiaro che nella concertazione il Governo decide mentre le parti sociali suggeriscono, ma occorre anche far valere adeguate forme di rappresentatività. E poi una serie di provvedimenti che sono stati fuori dai quei tavoli, e che hanno rappresentato quell’antitesi di modelli di sviluppo che noi vogliamo portare all’attenzione dei cittadini e dei consumatori, e cioè il decreto ministeriale sull’introduzione dei trucioli nel vino, l’ambigua posizione del Ministro sui protocolli di contaminazione da OGM di colture tipiche mediterranee. Ipotesi che sono state sventate solo da mancato assenso da parte del Ministro De Castro. Inoltre la questione non risolta a livello comunitario della contaminazione dei prodotti biologici, su cui l’Italia si è limitata a votare contro, senza però costruire un’adeguata rappresentanza politica, tenuto conto dell’importanza del tema. Tra l’altro l’agricoltura italiana è la prima in termini di estensioni di superfici e di importanza dei volumi. Infine la mancata attenzione ai decreti sulle energie rinnovabili, che può consentire uno svolgimento remunerativo per le imprese in termini di nuovo approccio al mercato dell’energia e del calore. Abbiamo fatto poco in questi mesi, soprattutto siamo preoccupati per il futuro. Rispetto alle contraffazioni di questi giorni di prodotti di qualità italiana, non abbiamo fatto una battaglia comune con i consumatori, e non abbiamo portato a regime il sistema dell’etichettatura obbligatoria dell’origine geografica degli alimenti, sospendendo la Legge 204, cioè la legge con cui, dopo la raccolta di un milione di firme, si era arrivati a stabilire l’obbligatorietà dell’indicazione del territorio nell’offerta al pubblico di alimenti. Tutte queste cose vengono denunciate in piazza. Il momento è chiaramente molto forte ma l’aspettativa è quella di scuotere il Ministro affinchè assuma provvedimenti in questa direzione.

D. Quali sono le prossime iniziative di Coldiretti?

R. Dopo una mobilitazione che porterà centinaia di migliaia di persone in piazza, la risposta appartiene al Ministro. Rimarremo in attesa di sapere quali provvedimenti intenda assumere per rimuovere le condizioni di uno stato di agitazione, che preoccupa gli agricoltori e rispetto al quale i cittadini-consumatori sono in larga parte coesi. Sapremo vigilare sui risultati di questa mobilitazione, da un lato intensificando le azioni di trasparenza e di richiesta al Ministro rispetto all’oggetto della manifestazione e dall’altro lato verificando la sua capacità di cogliere in positivo le eventuali risposte che verranno.

A cura di Alexia Amaricci

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