ALIMENTAZIONE Gli emiliano-romagnoli a tavola? Informati e attenti ai cibi sani e di qualità

I cittadini dell´Emilia-Romagna sono informati e consapevoli sull´importanza di un´alimentazione sana e di qualità, sanno cosa è un prodotto biologico, conoscono i marchi Dop, Doc, Igp. Sono attenti al prezzo, anche se non lo considerano un elemento di scelta determinante, consumano frutta e verdura tutti i giorni e conoscono le iniziative sul fronte della qualità e della certificazione realizzate dalla Regione, che ottiene il primo posto tra le istituzioni sotto il profilo della fiducia. Questa la fotografia delle abitudini alimentari degli emiliano-romagnoli scattata dall’indagine realizzata dall´Assessorato regionale all´agricoltura in collaborazione con il Centro demoscopico metropolitano della Provincia di Bologna e con il Dipartimento di Scienze statistiche dell´Università di Bologna.

Secondo la ricerca i prodotti da agricoltura biologica ed i vini di origine controllata (Doc e Docg) sono conosciuti da circa 95 persone su 100, mentre i prodotti Dop e Igp si posizionano attorno all´80%, un dato ugualmente molto positivo. Per quanto riguarda le percentuali di chi questi prodotti li consuma più o meno regolarmente: le risposte toccano il 40% con punte vicino al 50% per i Dop/Igp e del 45% per i biologici. La provincia in questo senso più "virtuosa" appare quella di Forlì-Cesena, con consumi "regolari" vicini al 15% per i vini Doc ed i prodotti Dop e punte superiori al 18% per i prodotti bio.

Più bassa appare invece la conoscenza dei prodotti a marchio (71%) e tradizionali (67%).Le famiglie, in particolare quelle con figli al di sotto di 15 anni di età risultano nel 53% dei casi più attente ai messaggi di una corretta alimentazione. Analogamente i single con meno di 55 anni che, più informati sulle caratteristiche dei prodotti certificati e con capacità di spesa superiore, sono forti consumatori regolari di tali prodotti. Il marchio di origine viene considerato una garanzia per l´area di origine e/o provenienza del prodotto per il 73%, l´utilizzo di metodi tradizionali di produzione e una qualità complessiva maggiore (entrambi 66%).

Il 95% delle famiglie intervistate consuma frutta e verdura tutti i giorni ma il risultato considerato ottimale, delle 5 porzioni giornaliere, è raggiunto solo nel 7.5% dei casi. Nei ragazzi sotto i 15 anni la quantità giornaliera è inferiore rispetto ai genitori: l´84% ne consuma tutti, mentre solo il 4% raggiunge le 5 porzioni al giorno (- 50% rispetto alle famiglie). L´acquisto frequente di frutta e verdura già lavata e pronta per il consumo (quarta gamma) raggiunge il 25,7%, con valori importanti (intorno al 50%) nel caso di famiglie giovani sia single che coppie. Un ostacolo al consumo di frutta e verdura è rappresentato dai frequenti pasti fuori casa: quasi il 30% di famiglie intervistate ammette di non consumare mai in questi casi frutta e verdura, parzialmente compensato da un pari 30% di famiglie che dichiara di consumarla frequentemente ma con il restante 20% dal consumo saltuario.

Rispetto alle condizioni economiche delle famiglie intervistate emergono importanti differenze legate al prezzo poiché il 72% dei rispondenti nella fascia più bassa considera il prezzo estremamente importante, contro il 25% della fascia economica benestante. Il vincolo economico appare tuttavia l´unica differenza realmente significativa tra le fasce economiche più basse e quelle più alte. Rispetto agli altri parametri (gusto, salubrità, rispetto dell´ambiente, assenza di coloranti e pesticidi, marchi di qualità ecc.) infatti si notano scostamenti tra un tipo di famiglia e l´altro significativi ma modesti.

La Regione Emilia-Romagna riscuote il primo posto con un considerevole 70,2% delle dichiarazioni di fiducia da parte dei consumatori, ampiamente al di sopra dei ministeri della Sanità (52,5%) e dell´Agricoltura (51,9%)% e dell´Unione europea ferma al 49,6%. Le iniziative regionali, legate all´uso di prodotti certificati nelle mense ed alle fattorie didattiche e fattorie aperte, sono abbastanza conosciute: più di un terzo delle famiglie le riconosce o ne ha sentito parlare

 

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