ALIMENTAZIONE Gli italiani a dieta: sulle tavole sempre meno grassi

Gli italiani, in lotta con la bilancia, sempre alla ricerca del peso forma e anche costretti alle diete anti-colesterolo, cambiano le abitudini alimentari e gli effetti si fanno sentire: a tavola, praticamente, scompaiono i grassi. E così nel 2005 diminuiscono i consumi di margarina (meno 7,4 per cento), di burro (meno 3,7), di olio di semi (meno 3,5 per cento) e, in misura minore, di olio d’oliva (meno 0,6 per cento). E’ quanto emerge da un’indagine della Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale evidenzia che nello scorso anno per questi prodotti il calo complessivo è stato del 3,8 per cento; calo che è proseguito nei primi tre mesi del 2006. Sta difatto che negli ultimi cinque anni la flessione nella voce "olio e grassi" è stata pari al 15 per cento.

Nel 2005 la spesa domestica complessiva delle famiglie per gli oli e i grassi è stata pari a 1,95 miliardi di euro. La "parte del leone" è fatta dall’olio d’oliva con oltre 1,45 miliardi. Per il burro sono stati spesi 242 milioni di euro, per l’olio di semi 228 milioni di euro, per la margarina appena 30 milioni di euro. Il primo trimestre di quest’anno -avvertono gli agricoltori – è stato, tuttavia, il periodo che ha segnato una "debacle" per questi prodotti. Rispetto all’analogo trimestre del 2005, la margarina ha fatto registrare un crollo del 18,5 per cento, mentre l’olio di semi e quello di oliva hanno avuto una flessione, rispettivamente, del 13,2 e del 1,4 per cento. I consumi di burro, invece, sono rimasti invariati.

Se, però, si va ad analizzare l’andamento dell’ultimo quinquennio, si ha -fa notare la Cia- un quadro molto chiaro sul mutamento delle abitudini a tavola da parte degli italiani. La margarina ha avuto una diminuzione del 25 per cento, il burro dell’11 per cento, l’olio di semi del 17 per cento, mentre l’olio d’oliva non ha fatto registrare sensibili cambiamenti. Per quanto riguarda quest’ultimo prodotto, c’è da rilevare una crescita nei consumi degli oli d’oliva a denominazione d’origine (più 8,2 per cento) e di quelli biologici (più 36 per cento), i quali però rimangono ancora su livelli alquanto contenuti.

Gli agricoltori evidenziano che tutte le tipologie di oli di semi hanno avuto, nell’arco degli ultimi cinque anni, un calo costante: girasole (meno 7,3 per cento), arachide (meno 9 per cento), semi vari (meno 18 per cento). Per l’olio di mais e di soia è stato un vero e proprio crollo: meno 22 per cento per il primo e meno 45 per cento per il secondo. A tal proposito la Cia mette in risalto il fatto che nel 2000 erano gli oli di semi più consumati rispetto a quelli di oliva. L’inversione di tendenza c’è stata nel 2004. Ora abbiamo una situazione diametralmente opposta a cinque anni fa: l’ "extravergine" ( per il quale ci sono 37 riconoscimenti Dop e Igp da parte dell’Unione europea) rappresenta il 44,2 per cento dei consumi italiani di oli e grassi, mentre l’olio di semi arriva al 32,5 per cento.

Un cambiamento che evidenzia come è cresciuta negli italiani l’attenzione per la dieta e per la salute, privilegiando un prodotto come l’extravergine d’oliva che ha avuto numerosi attestati scientifici e medici nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.
La confederazione ricorda che nel nostro Paese si consuma più olio di oliva nel Sud, dove nel corso del 2005 ne è stato acquistato il 38 per cento del totale, mentre Centro e Nord si dividono il resto, rispettivamente, con il 29 e il 33 per cento. Il consumo di burro è invece a vantaggio delle regioni settentrionali con il 60 per cento del totale; il 22 per cento spetta al Centro e il 18 per cento al Mezzogiorno. Gli acquisti di burro -sottolinea la Cia- vanno però diminuendo in tutte le aree ad un tasso medio annuo del 3 per cento nel Centro-Nord e del 2 per cento nel Sud. Per quanto concerne la margarina, i principali consumatori sono gli abitanti delle regioni meridionali che hanno acquistato più della metà di questo prodotto. Negli ultimi cinque anni -conclude la Cia- le spese per la margarina sono diminuite di circa il 40 per cento nel Nord, del 23 per cento nel Centro e del 12 per cento nel Mezzogiorno.

Comments are closed.