ALIMENTAZIONE I bimbi che mangiano grasso hanno un QI più basso. MDC: in Italia obesità infantile

L’alimentazione, nei primi anni di vita, può avere un effetto sull’intelligenza del bambino. Cioè i bambini che in tenera età hanno un’alimentazione ricca di grassi, zuccheri e cibi trasformati, possono avere un quoziente intellettivo più basso rispetto a chi, invece, ha una dieta ricca di vitamine e cibi nutrienti. E’ quanto ha dimostrato una ricerca pubblicata da alcuni accademici della Scuola di Medicina dell’Università di Bristol nel Journal of Epidemiology and Community Health.

"E’ possibile che una corretta alimentazione durante i primi tre anni di vita possa incoraggiare una migliore crescita del cervello" ha spiegato il dottor Pauline Emmett, ricercatore senior della scuola di medicina. La ricerca ha somministrato ai genitori di circa 14.000 bambini, nati nel 1991 e nel 1992, questionari dettagliati sulle abitudini alimentari dei propri figli, quando questi avevano 3, 4, 7 e 8 anni e mezzo. Le informazioni raccolte hanno permesso di elaborare 3 modelli diversi di diete: quella ricca di grassi e zuccheri; quella tradizionale, ricca di carne; la dieta "altamente consapevole" ricca di insalata, frutta, verdura, riso e pasta. Ai bambini dell’età di 8 anni e mezzo è stato misurato il quoziente intellettivo ed è risultato che i QI più bassi erano associati quasi sempre ad una dieta ricca di grassi e zuccheri. E, dall’altro lato, i valori di QI più elevati risultavano associati ad un’alimentazione sana (il terzo modello elaborato).

Il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) commenta la notizia sottolineando che anche in Italia il fenomeno dell’obesità infantile ha una sua rilevanza e non deve essere sottovalutata dallo Stato. Il problema interessa l’Italia come confermano i dati di MDC che nel 2009, nell’ambito del progetto europeo Periscope (Pilot European Regional Interventions for Smart Childhood Obesity Prevention in Early Age – www.periscopeproject.eu) in partnership con la Asl di Brindisi, il Movimento Consumatori, l’Università danese di Aalborg e l’Università polacca di medicina della Silesia, ha condotto una indagine su un campione di circa 1200 bambini in età compresa tra i 3 e i 6 anni negli asili di tre paesi: Italia, Danimarca e Polonia.

L’indagine ha esaminato gli stili di vita dei bambini e delle loro famiglie, il livello di attività fisica praticato e il ruolo degli asili nelle abitudini alimentari dei bambini. Il progetto è stato cofinanziato dalla EAHC, Executive Agency for Health and Consumers. "Dallo studio – ha spiegato Silvia Biasotto, responsabile del Dipartimento Sicurezza Alimentare MDC – è emerso che è l’Italia a mostrare la maggiore prevalenza di sovrappeso e obesità tra i tre Paesi esaminati: 21,2%. Colpa soprattutto della scarsa attività fisica e delle troppe ore passate davanti alla tv. In particolare, in tema di abitudini alimentari sono i bambini italiani i più indisciplinati: mangiano meno frutta e verdura rispetto ai coetanei danesi e polacchi". In particolare, il 27,5% del campione non mangia mai verdura cruda e il 40% non consuma mai verdura cotta. Gli italiani sono anche i bambini che si muovono di meno. Il 50% di loro, secondo quanto dichiarato dai genitori, non può giocare all’aperto contro l’1% dei danesi e polacchi nonostante siano in paesi dove il clima sia meno a misura d’uomo. Sono i bambini italiani i più sedentari nel raggiungere l’asilo: sebbene la distanza dalla loro casa sia meno di un chilometro, le famiglie italiane utilizzano l’auto molto più delle altre in Danimarca e Polonia.

MDC, grazie al progetto Bimbi InForma della sede regionale del Lazio, ha condotto una indagine simile anche a livello regionale. Come ha affermato Livia Zollo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino Lazio, "pane, pasta, riso e carne sono gli alimenti preferiti dai bambini e ragazzi del Lazio, che non gradiscono, però, proprio i cibi più raccomandati dagli esperti, ossia pesce, legumi e verdure, queste ultime in assoluto le più rifiutate a tavola (29%). Per fortuna, prodotti "meno sani" come bevande zuccherate, caramelle e fritti, non rientrano mai, o quasi, nella dieta delle giovani generazioni". La ricerca, realizzata nell’ambito del progetto Bimbi InForma grazie al contributo della Regione Lazio (Programma Utenti e Consumatori 2009), oltre alle preferenze a tavola dei ragazzi laziali con un’età compresa fra i 6 e i 13 anni, ha indagato: le abitudini di spesa alimentare delle famiglie, per le quali emerge positivamente un alto consumo di prodotti freschi da cucinare a scapito di quelli già pronti; l’influenza della televisione e la pratica dell’attività fisica: il risultato positivo è che oltre l’80% dei bambini conduce uno sport, ma molto tempo viene anche dedicato al gioco con la playstation, il computer, il game boy e alla televisione, e soprattutto nei finesettimana!

Tra i risultati dell’indagine, spicca poi il dato per cui ben il 54% dei bambini ha la televisione in camera, ma anche il fatto che circa il 60% dei genitori vorrebbe il divieto degli spot di alimenti diretti ai bambini, dando quindi un peso importante all’influenza del piccolo schermo sui bambini. Oltre a chiedere meno televisione, i genitori lamentano la mancanza di tempo da dedicare ai propri figli, a causa dei rimi frenetici imposti dalle esigenze lavorative e amplificati nelle grandi città come Roma. E anche se i genitori avessero tempo, non saprebbero dove portare i loro figli, visto che sono sempre meno le aree verdi corredate da aria pulita.

 

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