ALIMENTAZIONE Italia a tavola 2011, allarme contraffazione

Falso Amarone, pomodoro San Marzano taroccato, mozzarella di bufala campana Dop prodotta da cagliata bufalina e olio extra vergine d’oliva che, in realtà, è olio deodorato. Sono soltanto alcuni dei prodotti tipici dell’italian sounding, la nuova frontiera della contraffazione alimentare. Un falso Made in che danneggia quello vero. Ed oltre al danno di immagine, al danno al portafoglio del consumatore ed al rischio per la sua salute, dietro questa attività criminale c’è un vero e proprio business che arricchisce gli operatori scorretti e danneggia quelli onesti, nonché lo Stato italiano.

Bastano pochi dati per avere un’idea del volume di affari: nel 2010 i controlli sull’olio d’oliva (o addirittura lampante, quindi non commestibile) spacciato per extra vergine hanno portato allo scoperto un giro di 10 milioni di euro; dietro il sequestro di 100 ettolitri di vino di scarsa qualità venduto illecitamente come Amarone e Valpolicella Ripasso c’era un affare di 7 milioni di euro; l’operazione sui prodotti Dop Igp ed Stg valeva 3,4 milioni di euro. Numeri che sono soltanto la punta di un iceberg che ogni anno viene fotografato dal Rapporto Italia a Tavola realizzato dal Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente.

Quest’anno il Rapporto è giunto alla sua ottava edizione e, in occasione della presentazione che si è tenuta oggi a Roma, lancia l’allarme contraffazione. "Quest’anno in ogni pagina del Rapporto non si può non trovare un caso di falsificazione di un prodotto alimentare italiano – ha affermato Silvia Biasotto, responsabile del Dipartimento sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino, nonché una delle curatrici del Rapporto – Ci sono casi in cui l’alimento viene prodotto da materie prime più scadenti e si parla di sofisticazione; quando, invece, vengono utilizzate etichette o simboli, colori o figure che ricordano la materia prima o un prodotto famoso in Italia, siamo di fronte al fenomeno dell’italian sounding".

Biasotto ha spiegato che questo fenomeno è legato alla celebrità nel mondo di alcuni prodotti alimentari italiani; da un’indagine Censis, ad esempio, risulta che il settore agroalimentare è al secondo posto nella classifica delle cose che gli stranieri in Italia più si ricordano del nostro Paese, addirittura prima delle belle arti e della politica. Fa quindi gola a tutti vendere o comprare una mozzarella che sia di bufala, un pomodoro San Marzano, un vino piemontese o toscano o dell’olio extra vergine d’oliva. Ma tra la vera mozzarella di bufala e quella contraffatta c’è molta differenza, per non parlare della differenza più che sostanziale che c’è tra un olio extra vergine ed uno deodorato.

Ma cosa può fare il consumatore di fronte ad un prodotto contraffatto, che magari presenta un’etichetta identica al prodotto vero, ma una composizione diversa? "Certo il consumatore non può fare tutto – risponde Silvia Biasotto – Deve, però, imparare a leggere bene l’etichetta, capendo quindi quali sono le voci importanti e cosa deve esserci scritto in quelle voci. Deve, poi, diffidare dei venditori non qualificati che spesso si affidano al circuito clandestino e, quando può, per riconoscere un prodotto di qualità deve assaggiarlo".

E accanto al ruolo del consumatore c’è quello dei controlli, che svolgono l’azione fondamentale di contrasto al fenomeno. "Soltanto nel 201 sono stati svolti circa 430.000 controlli a tutela del consumatore – ha aggiunto Daniela Sciarra, dell’ufficio sicurezza di Legambiente e curatrice del Rapporto – Grazie a questi controlli non sono arrivati sulle nostre tavole oltre 36 milioni di chilogrammi di alimenti e più di 18 milioni di litri di prodotti contraffatti o in cattivo stato di conservazione solo nel 2010. Dopo 8 anni che curiamo questo Rapporto possiamo dire che una delle maggiori infrazioni rilevate sui mezzi di trasporto e nei luoghi di conservazione riguarda proprio l’igiene. Nella maggior parte dei casi non viene rispettata la normativa in merito".

Ogni giorno il settore agroalimentare italiano è sottoposto ad attacchi continui ed ogni giorno gli istituti preposti cercano di difendere la sua credibilità passando al setaccio produttori, allevatori, trasformatori, supermercati, negozi e ristoranti, ma anche mercati rionali, pescherie, stabilimenti balneari, campeggi, villaggi turistici, bar e agriturismi. Dall’Agenzia delle Dogane ai Carabinieri per la Tutela della Salute (Nas), dai Carabinieri per le Politiche Agricole e Alimentari (Nac) alle Capitanerie di Porto, dal Corpo Forestale all’Ispettorato ai Servizi Igiene degli Alimenti e Nutrizione ed i Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle A.S.L. Tutti insieme a tutelare il consumatore dai prodotti contraffatti, mal conservati o, addirittura, dannosi.

Significativi sono alcuni esempi riportati nel Rapporto: nel febbraio 2010 i funzionari della Dogana di Gioia Tauro hanno sequestrato un container con 2.400 confezioni di olio di sansa di olive, destinato agli Stati Uniti; dietro alle bottiglie senza etichetta, ce n’erano altre che riportavano la dicitura "Extra Virgin Olive Oil All natural". Ad Ancona, sempre i funzionari della Dogana hanno sequestrato 63 tonnellate di pasta trasportata su tre rimorchi provenienti dalla Grecia e destinati nel Nord Italia. La pasta, evidentemente prodotta all’estero, riportava sulle confezioni la scritta "Made in Italy" con segni e scritte fallaci tali da indurre il consumatore a ritenere la merce di origine italiana. Le principali operazioni dei Nac hanno portato al sequestro di falso olio extra vergine, di conserve di pomodori tarocchi, addirittura commercializzate con false etichette "biologiche"; la Capitaneria di Porto ha registrato, come violazione più diffusa, il non rispetto delle norme di tracciabilità; l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi ha registrato il più alto numero di ispezioni nei settori vitivinicolo, di olio e grassi e lattiero caseario.

Il Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente hanno ringraziato il lavoro svolto da tutti gli istituti preposti al controllo ricordando che in tema di governance della sicurezza alimentare in Italia c’è ancora molta strada da percorrere al fine di garantire il massimo livello di tutela della salute del cittadino. "Nel Paese che ha lottato per ospitare l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) – ha dichiarato Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino – siamo ancora bloccati su vecchie impostazioni, attribuzioni, competenze che dimostrano tutti i loro limiti ogni volta che c’è una crisi di sicurezza per l’alimentazione. Così è stato per l’influenza aviaria, così è stato per le mozzarelle di bufala contaminate o contraffatte, giusto per citare gli ultimi casi. Col risultato che gli italiani vengono a sapere delle emergenze alimentari prima dei giornali, dalla tv o magari dalle associazioni consumatori. Crediamo che vada riaperta la questione dell’Agenzia nazionale, senza anacronistiche gelosie e concorrenze. Per intervenire con rapidità, per dare un senso alla molteplicità di soggetti che effettuano i tantissimi controlli, per dare efficacia all’informazione, per dare sicurezza ai cittadini che spesso non sanno a chi rivolgersi quando cercano informazioni".

"Bisogna uscire – ha dichiarato il Sen. Francesco Ferrante della segreteria nazionale di Legambiente – da questa paradossale impasse: da una parte l’agroalimentare è uno di quei settori su cui puntare per rilanciare lo sviluppo del nostro Paese, in particolare sulla tutela del made in Italy e della "buona" Italia, dall’altra è proprio in questo settore, così delicato per la salute dei cittadini, che ogni giorno si svolge una vera e propria battaglia tra forze dell’ordine e criminali senza scrupoli. Dobbiamo impegnarci sempre di più – ha sottolineato Ferrante – nella diffusione e nella promozione delle buone pratiche agricole e della etichettatura completa e trasparente. Dobbiamo poi assolutamente pretendere che l’EFSA inizi finalmente a svolgere il suo ruolo di tutela della sicurezza alimentare a livello europeo e che in Italia si possa, superando ostacoli e timidezze, arrivare a un coordinamento efficace delle attività di prevenzione e controllo".

di Antonella Giordano

Comments are closed.