ALIMENTAZIONE Latte, prosegue la protesta degli allevatori

La protesta degli allevatori prosegue, si estende dal latte al grana padano e al parmigiano e viene annunciata la mobilitazione a oltranza. Questa mattina gli allevatori della Coldiretti stanno presidiando i principali stabilimenti di produzione, con centinaia di trattori sulle strade della Lombardia, dove si concentra il 40 per cento delle stalle italiane, mentre nel centro di Milano in Piazzale Lodi viene distribuito gratuitamente latte ai cittadini. È quanto comunica la stessa organizzazione in una nota dove si preannuncia che la protesta "potrebbe avere presto effetti sulle scorte di prodotto negli scaffali dei supermercati come è già avvenuto in altri paesi del Nord Europa".

Gli allevatori sono radunati davanti agli stabilimenti di Auricchio alle porte di Cremona, Ambrosi a Castenedolo (Brescia) e davanti allo stabilimento Zanetti in provincia di Mantova. "La protesta – annuncia Coldiretti – andrà avanti ad oltranza fino a quando non si sbloccherà la trattativa con un giusto accordo per il prezzo del latte alla stalla che si vuole diminuire rispetto agli attuali 42 centesimi di euro al litro, che rappresenta il minimo vitale per la sopravvivenza degli allevamenti di fronte ai rincari record dei costi del mangime e dell’energia per effetto dell’aumento del petrolio". Gli allevatori ricordano che il prezzo del latte si moltiplica del 281% dalla produzione al banco del negozio. "Negli ultimi venti anni – conclude la Coldiretti – sono scomparsi i tre quarti degli allevamenti italiani che si sono ridotti da oltre 180mila a poco più dei 45mila attualmente in attività".

A seguito della protesta, le cisterne col latte straniero non hanno potuto raggiungere gli stabilimenti di trasformazione. Il blocco, comunica Coldiretti, è totale nello stabilimento Auricchio di Pieve San Giacomo e nessun camion ha varcato in uscita i cancelli ma presidi si stanno diffondendo a macchia d’olio in altri stabilimenti di trasformazione del latte.

"Gli allevatori italiani non possono più produrre in perdita. I costi per le imprese sono divenuti insostenibili, mentre il prezzo del latte alla stalla non è più remunerativo": questo il commento della Cia-Confederazione italiana agricoltori, che si dichiara "aperta ad una pronta ripresa delle trattative con la parte industriale al fine di arrivare ad un adeguato accordo".

"La situazione attuale – avverte la Cia – è difficile. Gli allevatori sono ormai in ginocchio, schiacciati dai costi produttivi. I prezzi di mangimi e gasolio sono arrivati alle stelle. In un anno i mangimi sono cresciuti in media del 21,3 per cento, mentre i prodotti petroliferi hanno registrato un aumento di circa il 7 certo". Per la Confederazione però "la ripresa del negoziato deve tenere conto sia del recupero dei costi produttivi sostenuti dagli allevatori, sia di un prezzo alla stalla più equo, sia di un meccanismo di adeguamento rispetto agli andamenti del mercato".

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