ALIMENTAZIONE Le conclusioni del Vertice Fao. Speranze e delusioni

Il Vertice Fao sulla Sicurezza Alimentare Mondiale si era aperto martedì scorso a Roma con l’appello lanciato dal Direttore Generale della Fao, Jacques Diouf ai leader del pianeta: "il mondo ha bisogno di 30 miliardi di dollari all’anno per permettere agli 862 milioni di affamati di godere del diritto umano fondamentale che è quello alla nutrizione, dunque alla vita". Diouf aveva osservato che nel 2006 il mondo ha speso 1.200 miliardi di dollari in armi ed ha utilizzato 12 miliardi di dollari per sottrarre al consumo umano circa 100 tonnellate di cereali, destinati, invece, alla produzione di carburante.

Ieri il Vertice si è concluso in serata, dopo che i 43 capi di Stato e di Governo e i delegati delle 181 nazioni, sono riusciti a mettersi d’accordo, almeno su un punto: l’impegno per combattere la fame e sviluppare il settore agricolo va incrementato e "il cibo non deve essere usato come strumento di pressione politica ed economica". Gli aiuti devono andare principalmente ai paesi maggiormente colpiti dall’attuale crisi alimentare, per metterli in condizione di coltivare abbastanza cibo per il fabbisogno della popolazione e portarli verso un minimo di sicurezza alimentare mediante investimenti nel settore agricolo e nella ricerca. Tra i finanziamenti annunciati ci sono: 1,2 miliardi di dollari delle Banca Mondiale; 1 miliardo della Banca di Sviluppo Africana; 1,5 miliardi della Banca di Sviluppo Islamica, nel corso di 5 anni; 1,5 miliardi della Francia, nel corso di 5 anni; poi ci sono cifre milionarie per Spagna, Olanda, Gran Bretagna, Giappone, Nuova Zelanda, Kuwait, Venezuela.

Un altro punto importante della Dichiarazione finale del Summit è stato la riaffermazione delle conclusioni del vertice mondiale sull’alimentazione del 1996, che ha adottato la Dichiarazione di Roma sulla sicurezza alimentare e il Piano d’azione del Vertice Mondiale sull’Alimentazione. E’ stato ribadito, quindi, l’obiettivo di "ridurre della metà il numero dei sottonutriti entro il 2015", da raggiungere attraverso misure urgenti a breve termine, rispondendo urgentemente alle richieste di assistenza da parte dei Paesi colpiti dalla denutrizione; sostenendone la produzione agricola e il commercio attraverso una forte cooperazione Sud-Sud che deve puntare all’integrazione di questi mercati con quelli regionali e internazionali. Inoltre tutte le parti interessate devono contribuire a fermare l’impennata dei prezzi, appoggiando, ad esempio, l’iniziativa della Fao, lanciata il 17 dicembre 2007, per misure rivolte agli agricoltori a basso reddito alimentare e la maggior parte dei Paesi colpiti attraverso la fornitura di fertilizzanti, mangimi per animali e altri fattori di produzione, così come l’assistenza tecnica, al fine di aumentare la produzione agricola.

"I membri del Wto ribadiscono il loro impegno per una rapida e positiva conclusione del Doha Round e ribadiscono la loro volontà di raggiungere ampi e ambiziosi risultati che potrebbero essere utili a migliorare la sicurezza alimentare nei Paesi in via di sviluppo. L’attuazione di pacchetto di aiuto per il commercio potrebbe essere un complemento prezioso all’agenda di sviluppo di Doha per costruire e migliorare le capacità commerciali dei Paesi in via di sviluppo".

I delusi da queste conclusioni sono stati i Paesi del blocco latino-americano, che nel corso dei lavori hanno spaccato l’assemblea per il disaccordo con la dichiarazione finale. Alle conclusioni dei lavori, infatti, sono state allegate le dichiarazioni di dissenso di Argentina, Cuba e Venezuela. Un giudizio pesantemente negativo è arrivato da Terra Preta, il forum parallelo delle organizzazioni non governative che ha dimostrato in suo dissenso soprattutto perché i rappresentanti delle Ong sono stati tagliati fuori dal processo decisionale. Secondo Terra Preta sono stati ribaditi gli stessi impegni generici del passato e dalla gestione di quest’emergenza ne approfitteranno principalmente le multinazionali, visto che nella bozza approvata non si menziona per nulla la voce speculazione.

Secondo Andrea Ferrante, presidente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica, tra gli organizzatori di Terra Preta: "A fronte dell’impasse della conferenza governativa della Fao, il forum Terra Preta ha individuato precise priorità e risposte per contribuire a raffreddare il pianeta e combattere la crisi alimentare che stiamo vivendo. In queste risposte, – continua Ferrante – ancora una volta l’agricoltura biologica, praticata da imprese agricole familiari, rappresenta la risposta più avanzata per garantire l’accesso al cibo per tutti in maniera sostenibile e duratura, oltre a contribuire effettivamente sia alla mitigazione dei cambiamenti climatici che alle tecniche di adattamento alle conseguenze degli stessi cambiamenti".

Leggermente più positiva è stata la reazione di ActionAid, secondo cui è stato importante il fatto di aver portato all’attenzione internazionale in problema dell’emergenza cibo, che non potrà più essere ignorato. L’organizzazione ha sottolineato che le dichiarazioni sottoscritte dal Vertice sono, però, solo un punto di riferimento utile "per bacchettare i Governi, se non mantengono le promesse"; i veri risultati si vedranno nel lungo periodo. Secondo il Segretario Generale di ActionAid, Marco De Ponte, l’Italia non ha fatto la sua parte. Il nostro Paese avrebbe potuto fornire la cifra di "almeno 750 milioni di euro che la separa dal livello minimo a livello europeo per le risorse da destinare all’aiuto allo sviluppo", invece non ha assunto alcun impegno.

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