ALIMENTAZIONE Le richieste del mercato equo solidale all’Ue. Urgente una raccomandazione

BRUXELLES. Il commercio equo e solidale sia il motore una crescita economica e sociale nei Paesi in via di sviluppo, grazie anche a un maggiore impegno della Commissione Europea. E’ questo l’obiettivo principale del ”Consiglio politico” dei vertici delle quattro organizzazioni di rappresentanza mondiale del commercio equo e solidale (FINE) che si è svolto questa settimana a Bruxelles.

FINE è costituito dalla piattaforma dei marchi di certificazione Fairtrade Labelling Organizations International (FLO), la rete delle organizzazioni International Fair Trade Association (IFAT), la European Network of the World Shops (NEWS) che rappresenta le Botteghe del mondo, e la European Fair Trade Association (EFTA) che coordina gli importatori,

L’obiettivo è quello di arrivare ad un documento di indirizzo o ad una raccomandazione della Commissione Europea, su iniziativa della Direzione Generale Trade, che inserisca, come richiesto nella risoluzione del Parlamento Europeo piu’ concretamente i progetti equosolidali nella strategia europea sullo sviluppo sostenibile, prevedendo finanziamenti specifici da parte dell’Unione e dei Paesi membri, per l’azione del fair trade.

FINE sta lavorando per chiedere alla Commissione Europea e, attraverso essa ai Paesi membri, di sostenere le attivita’ e la comunicazione dei contenuti delle realta’ di commercio equo, in particolare nei Paesi in cui esso e’ presente da poco tempo; di promuovere campagne di mobilitazione e di sensibilizzazione sulle migliori pratiche di forniture ”eco&eque” delle amministrazioni pubbliche in giro per l’Europa; di sostenere il lavoro di ricerca che vuole rafforzare le valutazioni d’impatto dei progetti, la ripulitura delle filiere e la tracciabilita’ dei prodotti equi; finanziare, infine, indagini comparate tra commercio equo e commercio convenzionale, per capire come le pratiche equosolidali possano essere implementate anche nel mercato piu’ ampio.

Nel luglio 2006 le organizzazione hanno ottenuto, dopo un lavoro durato piu’ di un anno, che il Parlamento europeo approvasse una risoluzione e riconoscesse l’importanza del Fair Trade per promuovere uno sviluppo sostenibile, la riduzione della poverta’ e l’educazione dei cittadini e dei consumatori a questi temi. Nella risoluzione, che ha visto come promotrice l’europarlamentare italiana Luisa Morgantini, l’assemblea ha chiesto alla Commissione Europea ”di proporre una raccomandazione sul Fair Trade, piuttosto che un atto legislativo che potrebbe indurre il pericolo di un’iper regolamentazione”.

Quello di Bruxelles è stato un vertice strategico per le realta’ che si trovano ad affrontare: da un lato, l’avanzare rapido dei processi di regolazione nazionale dell’equosolidale e di vera e propria legge-quadro in Belgio, Francia e in Italia; dall’altro la possibilita’ che grandi organizzazioni internazionali di certificazione come ISO sviluppino propri standard equosolidali o ne assorbano alcuni, minando cosi’ il percorso di autoregolamentazione che fino ad oggi i soggetti del commercio equo si sono assicurati. Molti attori tradizionali del mercato premono per entrare e alcune, come Nestle’, gia’ ci sono riuscite.

I rischi che le organizzazioni avvertono sono quelli di un ”annacquamento” degli standard del Fair Trade, o, all’estremo opposto, di un eccessivo irrigidimento che non permetterebbe piu’ di includere nel mercato equo e protetto, in un’ottica progressiva, i produttori piu’ deboli dal punto di vista commerciale come invece accade oggi.

Se il commercio equo manca, infatti, di un riconoscimento legale, manca pero’ anche di una definizione e criteri operatici chiari ed uniformi, come anche, all’interno del movimento, di un’unanime riconoscimento di alcune regole e alcuni standard.

Per questo FINE, oltre a chiedere alla Commissione Europea che riconosca nella sua raccomandazione come commercio equo soltanto questo tipo di filiere distinguendole dalle altre genericamente ”etiche” o ”verdi”, ha deciso di unire gli sforzi e lanciare, dalla seconda meta’ dell’anno, una serie di azioni e di campagne congiunte, a livello europeo, per promuovere la specifica esperienza equosolidale.

Primo appuntamento ”Fair Trade at heart’ il congresso internazionale di IFAT, che portera’ a Blankenberge, in Belgio, dal 12 al 17 maggio centinaia tra produttori e importatori di tutto il mondo. Una delegazione chiederà’ di essere ricevuta a Bruxelles da Parlamento e Commissione Europea, per raccontare in prima persona com’e’ cambiata la propria vita nel Fair Trade e gli interventi piu’ urgenti per promuovere queste preziose partnership.

 

 

 

 

Comments are closed.