ALIMENTAZIONE Made in Italy, in calo competitività del settore: IV rapporto Federalimentare-Ismea

"Una Ferrari che procede al ritmo di un’utilitaria". Così Luigi Rossi di Montelera, presidente di Federalimentare, ha definito l’industria alimentare italiana nell’attuale mercato, intervenendo, oggi a Roma, alla presentazione del 4° Rapporto della Federazione e di Ismea (Istituto servizi per il mercato agricolo alimentare) dal titolo "Il Made in Italy alimentare alla prova della concorrenza".

L’industria alimentare italiana è paragonata ad una Ferrari perché "è un settore che riscuote un enorme prestigio all’estero e agisce su nicchie di mercato di altissima qualità", ha spiegato il presidente di Federalimentare. Procede al ritmo di un’utilitaria in quanto "i 16 Mld di fatturato sui mercati esteri equivalgono a quanto gli italiani spendono per i regali di Natale o al fatturato per i soli prodotti alimentari della catena distributiva Metro in Germania".

Dal rapporto emerge infatti un calo del 3% della produttività del settore dal 1996 ad oggi, mentre il vantaggio competitivo si è ridotto di circa il 15,4% nello stesso periodo di tempo. L’alimentare italiano oggi esporta il 14% del proprio fatturato contro il 18% della media dell’industria alimentare europea. Secondo Guido Pellegrini, dell’Università di Bologna, le cause di un tale calo della produttività sono da ritrovare "nella piccola dimensione delle imprese italiane, non ottimale per competere, nella mancanza di innovazione tra le piccole e medie imprese (Pmi) ed anche nella sofferenza del settore degli alti costi dell’energia".

Sul fronte dei prezzi Montelera ha definito l’industria alimentare un "settore calmieratore dell’inflazione". "Negli ultimi dieci anni – ha aggiunto – i prezzi alla produzione dei prodotti alimentari trasformati sono aumentati del +9,9%, contro il +19,1% dei corrispondenti prezzi al consumo e contro il +25,2% dell’inflazione nazionale del periodo. I meriti calmieratori e i sacrifici sopportati dal settore risaltano bene da questi confronti, basati su dati ufficiali. Ma è chiaro che l’alimentare ormai è ai limiti dei margini di ottimizzazione, a parità di struttura produttiva, e ha bisogno di una scossa dei propri parametri di produttività, dimensione ed innovazione, per ampliare i suoi spazi di mercato e i suoi margini di contribuzione"

Quali le previsioni per il futuro? "Il rapporto – ha affermato Arturo Temerari, presidente Ismea – prevede una crescita contenuta della competitività italiana ed una concorrenza estera sostenuta. E’ necessario intervenire con misure sulla competività come la semplificazione dell’accesso al credito delle Pmi e favorire la creazione e diffusione di innovazione. Necessitano anche misure strutturali quali la promozione di forme di aggregazione di imprese e l’attuazione di azioni mirate per la difesa del Made in Italy".

Al Governo, Rossi di Montelera ha chiesto "misure per la crescita della dimensione delle imprese, per la loro aggregazione, per il rafforzamento della politica di filiera, ad esempio con un accordo tra industria alimentare e agricoltori, e per l’avvio di azioni di promozione all’estero non isolate".

Il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Paolo De Castro ha messo in evidenza anche lo "stazionario, se non in calo, andamento dei consumi interni". "Questo significa – ha detto – che l’estero è un obbligo per il settore alimentare. Non basta vantarci di avere i prodotti qualitativamente migliori al mondo. E’ necessario che accanto alla capacità distintiva ci sia anche la capacità organizzativa per portare i prodotti Made in Italy sugli scaffali dei distributori del mondo".

Anche per il Ministro delle Politiche Europee e Commercio Internazionale, Emma Bonino quello di cui l’Italia ha bisogno "non è promuovere il Made in Italy, già apprezzato nel mondo, ma riuscire a far arrivare i prodotti all’estero. Il problema della distribuzione è anche una questione di infrastrutture e di comunicazione, tutto il sistema Paese deve quindi sostenere l’internazionalizzazione".

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