ALIMENTAZIONE Mucca pazza dieci anni dopo, Coldiretti: più 650% consumo di prodotti tipici

A dieci anni dall’emergenza della "mucca pazza", le tavole degli italiani hanno visto un aumento del 650% del consumo di prodotti tipici italiani per un valore pari a 7,5 miliardi di euro; c’è stato un aumento del 200% del consumo di prodotti biologici, per un valore di 3 miliardi di euro; è aumentata del 63% la quantità di carne chianina consumata; sono diminuiti del 60% i residui chimici irregolare in frutta e verdura. Dire che la mucca pazza ha fatto bene all’agricoltura italiana è forse esagerato, ma secondo Coldiretti l’emergenza di dieci anni fa ha portato tutta una serie di cambiamenti ritenuti positivi nell’agricoltura e nel consumo alimentare. È quanto emerso dall’incontro "Mucca pazza: dieci anni dopo", promosso dalla Coldiretti e dalla Fondazione Univerde.

"La mucca pazza è stata uno spartiacque tra un modello di sviluppo dell’agroalimentare rivolto solo al contenimento dei costi ed uno attento alla qualità, all’ambiente e alla sicurezza alimentare che si è affermato e ha permesso all’Italia di conquistare la leadership in Europa", ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini sottolineando che "a cambiare è stato anche il modello di consumo che si è arricchito dei valori della eticità, della sostenibilità, della qualità e della sicurezza".

Ne è emersa un’agricoltura "attenta alla qualità delle produzioni", all’ambiente e alla biodiversità e un cambiamento nell’allevamento italiano che, secondo Coldiretti, ha tutelato il patrimonio di razze bovine presenti in Italia. Non solo: "La decisa svolta nei consumi e nella produzione verso sistemi di produzione più sostenibili è confermato dal fatto – sostiene Coldiretti – che il fatturato dei prodotti biologici in dieci anni è triplicato passando da meno di un miliardo di euro del 2000 agli oltre tre miliardi di euro attuali".

L’incontro ha rappresentato l’occasione per presentare lo studio "Sicurezza alimentare, la percezione dei consumatori" realizzato da Fondazione UniVerde e Ipr Marketing: secondo l’indagine, il 90% degli italiani è molto o abbastanza preoccupato di questo aspetto, con una percentuale che sale al 98% nel caso dei giovani (18-43 anni); la ricerca di sicurezza è la discriminante principale nelle scelte alimentari e il 90% del campione legge l’etichetta sui prodotti alimentari prima di comprarli. L’informazione più letta è la scadenza (78%), cui seguono la provenienza (60%), la composizione del prodotto e i valori nutritivi (49%).

Commenta Silvia Biasotto, responsabile Sicurezza Alimentare del Movimento Difesa del Cittadino: "La sicurezza alimentare è una priorità per i consumatori italiani. Come lo deve essere per le istituzioni italiane ed europee. Dall’emergenza "mucca pazza" ad oggi sono stati fatti grandi passi in avanti nel settore della legislazione alimentare e nell’aumento della consapevolezza dei cittadini. Ancora tanta la strada da percorrere". Le norme, del resto, stanno cambiando. Spiega Biasotto: "Nel caso dell’origine ci auguriamo che la legge sulla provenienza obbligatoria in etichetta possa essere applicata superando l’invasione di competenza europea. Ricordiamo infatti che spetterebbe all’Unione Europea legiferare in materia. Come accaduto in passato, il rischio è che Bruxelles blocchi l’iter per l’entrata in vigore della norma, che tra l’altro rimanda all’emanazione di decreti ministeriali di filiera. Sui valori nutritivi è dello scorso dicembre l’accordo europeo sul Regolamento in materia di etichettatura alimentare che prevede la presenza del valore nutrizionale sulle confezioni dei prodotti venduti in Europa con l’indicazione del valore energetico e della quantità di alcuni nutrienti: grassi, grassi acidi saturi, proteine, carboidrati, zuccheri e sale".

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