ALIMENTAZIONE Nella scelta del cibo tra gli italiani vince l’abitudine

Nella scelta degli alimenti le preferenze degli italiani tengono conto delle proprie abitudini (75,1%) e delle preoccupazioni di evitare cibi contaminati (74,6%) e transgenici (67,1%). Poco più del 60% pensa al proprio regime dietetico anche se sono in pochi a controllare spesso il proprio peso (13,2%) o a definire il proprio stile di vita molto attivo (14,9%). E’ quanto è oggi è emerso dall’indagine campionaria condotta da Format su commissione di Somedia e presentata oggi a Roma nel corso della seconda giornata Alimentazione & Salute 2007 – Mangiare bene per vivere meglio di Salute-La Repubblica e Somedia.

La ricerca è stata presentata da Pierluigi Ascani, direttore Format: "Principalmente al benessere (54,5%) gli italiani collegano con immediatezza il cibo. Al secondo posto il gusto (54,4%), seguito dal piacere (44,2%) e dalla necessità di nutrirsi (25,4%). Ai primi posti, quindi, valori che vanno oltre ciò che dovrebbe rappresentare l’alimentazione".

"Nella scelta di acquisto del prodotto i fattori principali ai quali pone maggiore attenzione il consumatore – ha proseguito Ascani – sono la qualità (18,1%), l’apparenza e la freschezza (14,7) e il prezzo con il 13,3%. Rispetto allo scorso anno il prezzo ha assunto un’importanza maggiore (8,4% nel 2006). La provenienza contava il 4,7% contro il 10,9% di quest’anno. Diminuisce invece l’importanza data al gusto-sapore passato dal 17% del 2006 al 10,8% del 2007".

Proprio sul tema della provenienza dei prodotti è intervenuto il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Paolo De Castro sottolineando che "il tema dell’etichetta di origine, nostra battaglia italiana, sta diventando sempre più una battaglia europea. La contrarietà in Europa era sempre dipesa dalle preoccupazioni legate al mercato, alle possibili distorsioni della concorrenza. Ora, invece, il principio dell’etichettatura di origine è legato ad una volontà di trasparenza nei confronti del consumatore". De Castro ha inoltre colto l’occasione per annunciare la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che sancisce l’obbligo di indicazione dell’origine per l’olio vergine ed extravergine.

L’importanza data dagli italiani all’etichettatura di origine è stata rimarcata da Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino che ha ricordato i dati dell’indagine campionaria "Informazione, tutela e qualità dei prodotti: quanto e di chi si fidano gli italiani?", realizzata per MDC dall’Ipsos. "Secondo il 96% del campione – ha detto Longo – l’indicazione dell’origine è molto o abbastanza importante ai fini della sicurezza alimentare. In particolare, il 45% degli italiani controlla sempre l’etichetta di origine e il 27% lo fa spesso. Emerge comunque il desiderio di sicurezza e qualità dei prodotti. Lo confermano i dati sulla disponibilità a spendere di più: l’86% degli intervistati si dichiara disposto per un prodotto italiano, ed il 78% per un DOP; e anche il biologico riesce a incrementare la disponibilità a spendere di più da parte di un 55% del campione".

Il Ministro è intervenuto anche sul tema della sicurezza ricordando "il forte segno dato in questo senso in Finanziaria al sistema dei controlli: non solo ai Nas, all’Ispettorato ma anche all’Agenzia delle Dogane. Non possiamo pensare di difenderci dal pomodoro cinese e dai carciofi egiziani con il protezionismo. E’ necessaria una battaglia di trasparenza a difesa del consumatore".

Tra i temi affrontati anche quello del biologico attaccato dallo chef Gianfranco Vissani che ha parlato di "una delle truffe più grandi che ci siano mai state in Italia. I prezzi dei prodotti bio sono altissimi". In risposta è intervenuto Andrea Ferrante, presidente Aiab che ha detto: "Il biologico ha il grande merito di valorizzare la cultura contadina tradizionale, dietro questo metodo di produzione c’è un produttore che lavora e che rispetta quanto previsto dalla legge europea in merito dalla produzione, all’etichettatura fino alla certificazione. La qualità bio sta nel fatto che i prodotti non contengono sostanze indesiderate come i fitofarmaci, garantiscono lo stesso livello di sicurezza per quel che riguarda i microrganismi patogeni, normalmente hanno migliori qualità organolettiche e contengono maggiori sostanze benefiche secondarie". Sul fronte dei prezzi Ferrante ha sottolineato che la questione "dei prodotti cari è legata a eventuali problematiche di distribuzione. A Roma, ad esempio, dove il 70% delle mense è bio (tranne carne e latte) il ticket che si paga è di due euro. Con l’organizzazione di filiera sempre in più posti si può trovare biologico a buon prezzo".

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