ALIMENTAZIONE Niente pubblicità per gli under 12. Prosegue l’impegno delle aziende anti obesità

BRUXELLES. In risposta alla lotta delle Commissione Europea all’obesità alcune grandi multinazionali stanno mettendo in atto restrizioni precise al marketing alimentare diretto ai bambini, elevando il proprio target a ragazzi più grandi, almeno dodicenni.

Non ci sono standards globali che regolino le attività delle aziende che producono dolci per quanto riguarda la pubblicità: alcune hanno deciso di non rivolgersi ai ragazzi con meno di 12 anni, altre invece non si sono poste dei limiti. Nestlè ad esempio afferma di non incoraggiare le "abbuffate" nei ragazzi ma il proprio marketing non conosce limiti di età. PepsiCo che vende anche patatine, oltre alle classiche bibite, nemmeno. Schweepess invece ha deciso di non rivolgersi ai bambini con meno di otto anni. Kratf ignora invece quelli ancora più piccoli, con meno di sei anni e spiega di aver messo l’etichetta "better for you" solo per succhi e crackers destinati ai bambini che hanno tra i 6 e gli 11 anni.

Masterfoods, l’azienda che produce l’intramontabile Mars e lo Snickers sta per sospendere, lo farà entro la fine del 2007, le proprie campagna di marketing rivolte ai ragazzi che hanno meno di 12 anni.

A novembre Markos Kyprianou, commissario Ue responsabile per la salute e la tutela dei consumatori, ha pubblicamente elogiato i vertici aziendali di alcune grandi imprese del settore alimentare e della distribuzione per gli impegni assunti nella lotta contro l’obesità nell’ambito della piattaforma d’azione europea per l’alimentazione. Tra queste figurano nove società produttrici di bibite analcoliche appartenenti all’UNESDA (Union of Europe Confederation of Soft Drinks Association) che si sono impegnate a non produrre pubblicità rivolte ai bambini di età inferiore a dodici anni.

Ai tradizionali canali di pubblicizzazione all’infanzia, come la televisione, si sono recentemente affiancati altri approcci come giocattoli, videogiochi, canzoni e film, messaggini al cellulare e internet. Ma l’aspetto più insidioso sono le mega-iniziative di marketing spacciate come programma didattico-sportivo, che lo scorso anno ha coinvolto 640.000 studenti della scuola pubblica italiana.

A seguito delle proteste di pediatri e genitori di fronte ai dati preoccupanti che segnalano come dagli anni ’70, la percentuale dei bambini obesi è raddoppiata nella fascia di età compresa fra i 6 e gli 11 anni , e in quella compresa fra i 12 e i 19 anni è addirittura triplicata, alcune aziende hanno accetto di non vendere più bevande gassate nelle scuole e di non fare pubblicità per i più giovani, al fine di combattere l’epidemia di obesità infantile.

Simili iniziative sono state prese anche in altri Paesi: In Australia, ad esempio, è vietato effettuare pubblicità diretta a giovani di età inferiore ai 14 anni, mentre in Olanda questo limite è portato a 12 anni; in Svezia i personaggi dei cartoni animati non possono pubblicizzare alimenti per bambini e altre norme che limitano la pubblicità di questo tipo in televisione sono state implementate in 50 Paesi. Negli Stati Uniti si è fatto poco sinora, e l’unica limitazione riguarda il tempo concesso per questo tipo di pubblicità: non più di 12 minuti all’ora nei giorni feriali, o 10 minuti e mezzo l’ora nel week-end.

 

 

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