ALIMENTAZIONE No all’accordo sulle carni clonate. E adesso?

BRUXELLES. No all’accordo sulle carni clonate. È naufragato infatti l’accordo sui cibi clonati nel contesto della revisione del Regolamento comunitario sui nuovi alimenti. Adesso cosa succede? Dopo tre anni di negoziazioni tra Parlamento e Consiglio è stato impossibile trovare una posizione comune. Il consiglio ha detto No al divieto di commercializzare le carni ottenute da animali discendenti da capi d’allevamento clonati così come proposto dal Parlamento. Resta valido, invece, il divieto di vendere le carni ricavate dagli animali clonati di prima generazione e di utilizzarli a fini riproduttivi. Bocciata anche la proposta del Parlamento di rendere obbligatoria l’indicazione in etichetta per questo tipo di alimenti al fine di permettere al consumatore di scegliere. Infatti il Consiglio (rappresentate degli Stati membri) era favorevole solo all’etichettatura per la carne di manzo fresca. Come risultato del fallimento delle negoziazioni, resterà in vigore il Regolamento sui nuovi alimenti del 1997 e la Commissione europea potrà presentare una nuova proposta legislativa. Il problema è che questa normativa non copre gli alimenti prodotti con tecnologie sviluppate negli ultimi 14 anni, ad esempio le nanotecnologie.

Parlamento europeo – Delusa la responsabile del dossier per il Parlamento europeo, l’olandese della Sinistra nordica Kartika Liotard: "È frustrante che il Consiglio non abbia voluto ascoltare l’opinione pubblica europea e supportare le misure urgenti di cui abbiamo bisogno per proteggere sia i consumatori che gli animali". "Abbiamo fatto un grande sforzo per portare in porto le negoziazioni ma non eravamo disposti a tradire i consumatori sul loro diritto a conoscere da dove viene quello che mangiano visto che la maggior parte dell’opinione pubblica europea è contraria ai cibi clonati – aggiunge la Liotard – . Un impegno da parte nostra a predisporre etichette chiare per tutti i prodotti è una misura minima e insindacabile". La deputata sottolinea anche gli effetti negativi del fallimento delle negoziazioni tra Consiglio e Parlamento: "Prima di tutto i consumatori si vedono privati della possibilità di scegliere. I cibi derivati da animali clonati e prodotti con nanotecnologie restano non regolati e non provvisti d’indicazioni in etichetta nonostante siano in vendita nei nostri supermercati. Infine le stesse aziende produttrici non sanno quello che possono o non possono produrre". Satu Hassi, eurodeputato finlandese dei Verdi, attacca la Commissione: "Ha giocato un ruolo pessimo in queste negoziazioni, spingendo gli Stati membri a dire No ad ogni tipo di divieto sui cibi clonati (di seconda generazione, ndr). È grave che la Commissione sia più preoccupata di preservare gli interessi dei suoi partner commerciali extraeuropei (stati Uniti, ndr), che quelli dei cittadini europei".

Le associazioni – L’European Consumers’ Organisation (BEUC) recrimina che il fallimento delle negoziazioni comporta la bocciatura delle misure già concordate nella revisione della legislazione sui nuovi alimenti, ad esempio misure d’autorizzazione più sicure per i prodotti importati da Paesi terzi e una chiara definizione di nanotecnologie. Critica anche la Confederation of food and drink industries of the EU (CIAA) per l’occasione persa di raggiungere un accordo che "avrebbe stimolato l’innovazione nell’industria alimentare e delle bevande semplificando e snellendo l’attuale quadro normativo sui nuovi alimenti".

 

di Alessio Pisanò

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