ALIMENTAZIONE Olio d’oliva contraffatto, CODICI: indispensabili i controlli sulla tracciabilità

Olio d’oliva: contro le truffe a danno dei consumatori sono indispensabili i controlli sulla tracciabilità. Ma è necessario anche tutelare la trasparenza dei percorsi di confezionamento e commercializzazione e indicare chiaramente quando l’olio viene "corretto". Come nel caso dell’olio rettificato. È quanto afferma l’associazione CODICI ricordando l’ultima operazione condotta dalla Guardia di Finanza, che qualche giorno fa ha portato al sequestro di oltre 1660 tonnellate di olio d’oliva.

I militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Bari, in collaborazione con i funzionari dell’ispettorato per il controllo della Qualità dei Prodotti Agroalimentari del capoluogo pugliese, hanno infatti sequestrato di recente tutte le giacenze di olio d’oliva di un’azienda olearia: oltre 1660 tonnellate per un valore di circa 8 milioni di euro. Di queste, 739 tonnellate erano state commercializzate attribuendo origine italiana a olio proveniente invece da Spagna, Grecia e Tunisia. Il legale responsabile dell’azienda si è visto comminare una sanzione pecuniaria di 1.230.144 euro, oltre che un’informazione di garanzia, per aver introdotto e detenuto in Italia olio irregolarmente definito extravergine di oliva, anziché vergine di oliva.

Da qui l’apprezzamento di CODICI "non solo perché l’operazione conclusa è un importante successo contro i fenomeni distorsivi del mercato dell’olio, dichiara Manuela de Nichilo, Coordinatrice regionale CODICI Puglia, ma soprattutto perché così si tutela il popolo dei
consumatori dal rischio, sempre presente, di "truffe alimentari". Secondo l’associazione un passo importante è rappresentato dal decreto dello scorso 2 maggio, in attesa del via libera Ue, che contiene norme sull’etichettatura dell’olio vergine ed extravergine di oliva. "Fondamentale – prosegue la Coordinatrice regionale – nel quadro dell’intera bozza di decreto si rivela l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle olive, posto che l’importazione di olio dall’estero aumenta costantemente. Secondo i dati 2006, gli arrivi di olio di oliva dalla Tunisia, che ha superato la Grecia e che ora rappresenta un quarto del totale delle importazioni italiane, si sono attestati sui 110 milioni di chili, mentre la Spagna rimane il principale fornitore con circa 180 milioni di chili".

"Quanto all’altro fronte del problema, cioè la provenienza e la composizione dell’olio prodotto in Italia – afferma il Segretario nazionale di CODICI, Ivano Giacomelli – la bozza di decreto non pare, però, tutelare in maniera sufficiente l’interesse dei consumatori alla trasparenza dei percorsi di confezionamento e commercializzazione dell’olio, poiché non fa menzione del problema dell’olio rettificato. Vaste coltivazioni del sud Italia, in particolare in Calabria e Puglia, producono "olio lampante", cioè un olio troppo acido per essere commestibile, che, pertanto, viene deacidificato, filtrato e deodorato. Quindi viene mescolato con olio extravergine in una percentuale che, per legge può essere bassissima, anche solo il 5-10% e posto in vendita. L’olio così ottenuto ha dei costi bassi di produzione e una bassissima qualità ma inganna il consumatore non esperto perché, mancando dell’odore proprio delle olive, sembra essere più leggero ed è spesso preferito ad un olio di qualità superiore". L’associazione chiede dunque che l’indicazione della qualità di "olio rettificato" sia ben visibile in etichetta, sia obbligatoria per i prodotti ottenuti da "olii lampanti" e che sia obbligatoriamente specificata la percentuale di extravergine aggiunto..

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