ALIMENTAZIONE Olio, il 18% dei ristoranti non rispetta l’obbligo di etichetta di origine

Il 18% dei ristoranti non rispetta l’obbligo di proporre al pubblico l’olio d’oliva solo in contenitori idonei ed etichettati a norma di legge. L’ Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari (ICQ) ha infatti monitorato 319 ristoranti nelle principali città d’Italia: 57 di essi non rispettava la norma, precisamente le legge 81 del 2006 che appunto impone il "divieto ai pubblici esercizi di proporre al consumo, fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, olio di oliva in contenitori non etichettati conformemente alla normativa vigente".

Per chiudere le porte al rischio di contraffazioni e sofisticazioni, Codiretti chiede l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dell’extravergine per impedire con la rintracciabilità che sia spacciato come italiano quello spremuto da olive tunisine, spagnole o greche all’insaputa dei consumatori. In questa situazione, particolarmente grave è il tentativo di colpo di spugna previsto dal disegno di legge comunitaria 2007 presentata dall’Esecutivo che con una norma cancella di fatto l’obbligo di scrivere sulle etichette dell’extravergine la zona di coltivazione delle olive previsto dalla legge 204 del 2004, approvata con il consenso di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare promossa dagli agricoltori insieme alle associazioni ambientalisti e dei consumatori.

Per Coldiretti si tratta di un via libera all’inganno che mette a rischio la credibilità del Made in Italy sui mercati italiani ed esteri e toglie valore alla produzione nazionale mettendo a rischio gli oliveti italiani che possono contare su 250 milioni di piante, molte delle quali secolari o situate in zone dove contribuiscono al paesaggio e all’ambiente. Bisogna stringere le maglie larghe della normativa prima che si radichi definitivamente sui mercati internazionali un falso olio Made in Italy magari imbottigliato sul suolo nazionale, ma ottenuto con olive straniere all’insaputa dei consumatori e con un grave danno al reddito delle imprese agricole italiane.

Una situazione che – concludono gli agricoltori – toglie spazio di mercato alla produzione nazionale perché sfrutta l’immagine positiva di un territorio e di uno stile ineguagliabili a vantaggio di alimenti che nulla hanno a che fare con il tessuto produttivo agricolo italiano. Gli italiani sono tra i principali consumatori mondiali di olio di oliva con circa 13-14 chili per persona all’anno e l’Italia con circa 600mila tonnellate in media è il secondo produttore europeo di olio di oliva e dispone di 37 oli extravergini riconosciuti dall’Unione Europea e circa 250 milioni di piante coltivate praticamente su tutto il territorio nazionale anche se le regioni con maggiore produzione sono Puglia e Sicilia.

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