ALIMENTAZIONE Parlamento Ue, più rigore nel definire vitello e vitellone, anche per derivati

STRASBURGO. Il Parlamento europeo (PE) accoglie con favore la proposta legislativa che definisce le denominazioni di vendita delle carni di bovini con massimo dodici mesi di età al fine di distinguere meglio il "vitello" dal "vitellone" e di impedire la concorrenza sleale. Propone però di rafforzare le sanzioni in caso di non rispetto del regolamento per garantire ai consumatori la migliore informazione possibile. Chiede poi che il regolamento si applichi anche ai prodotti trasformati.

La proposta della Commissione è volta a stabilire le denominazioni di vendita che devono essere utilizzate in ognuno degli Stati membri per la commercializzazione delle carni ottenute da animali di età non superiore a 8 mesi oppure compresa tra 8 e 12 mesi. Allo stesso tempo mira a imporre l’indicazione dell’età al momento della macellazione degli animali. Per consentire un’utilizzazione corretta delle denominazioni di vendita, inoltre, prevede di identificare le carni mediante una lettera, nonché la registrazione dei dati che permettono di garantire la veridicità delle informazioni che figurano sull’etichettatura. Le carni importate dovranno conformarsi a questa classificazione.

Questione d’età. Temendo che le lettere proposte dalla Commissione per identificare le carni portino a confondere il consumatore, il Parlamento chiede che con "V" (al posto di "Z") siano indicati i bovini di età non superiore a 8 mesi le cui carni, in italiano, sono definite come "vitello" o "carne di vitello". Con la lettera "Z" (al posto di "Y"), invece, andrebbero indicati i bovini di età compresa tra 8 e 12 mesi, le cui carni, in italiano, sono definite come "vitellone" o "carne di vitellone". Queste denominazioni di vendita, per i deputati, devono figurare sull’etichetta «in ciascuna fase della produzione e della commercializzazione».

Approvando la relazione della deputata francese Bernadette BOURZAI il PE richiede che agli Stati membri sia imposto di determinare il regime sanzionatorio da applicare, qualora dai controlli effettuati risulti un mancato rispetto delle condizioni definite nel regolamento. Le sanzioni, è precisato, devono essere «efficaci, proporzionate e dissuasive» e vanno notificate alla Commissione entro un anno dalla data di entrata in vigore del regolamento.

Il regolamento si applica a tutte le carni ottenute da bovini di età non superiore a 12 mesi, escluse quelle per le quali è registrata una denominazione d’origine o un’indicazione geografica protetta. Gli eurodeputati chiedono anche che le disposizioni del regolamento si applichino anche «ai prodotti elaborati, trasformati o cotti contenenti carne».

Confusione per il consumatore. L’alimentazione e l’età di macellazione del vitello influiscono su alcune caratteristiche della sua carne, quali il sapore, la tenerezza o il colore. Tuttavia, come sottolinea Bruxelles, al momento della vendita non è fatto alcun riferimento né al tipo di alimentazione degli animali, né all’età che essi avevano al momento della macellazione. Inoltre, grazie ai giochi di traduzione, gli operatori e i consumatori si trovano di fronte a prodotti molto diversi commercializzati con una sola identica denominazione. Tale pratica falsa gli scambi e favorisce l’affermarsi di condizioni di concorrenza sleale, con un’incidenza diretta sul funzionamento del mercato unico. Inoltre, il termine "vitello" costituisce una denominazione di vendita valorizzante, a cui ricorre un certo numero di operatori per ottenere un prezzo di mercato nettamente superiore (fino al doppio) al momento della commercializzazione della carne di "vitellone", che ha caratteristiche organolettiche ben diverse.

Italia leader del consumo. Nel 2005, la produzione europea si è attestata poco al di sopra delle 800 000 tonnellate (peso carcassa), concentrandosi però per l’85% soltanto in cinque Stati membri: Francia (30%), Paesi Bassi (25%), Italia (18%), Belgio e Germania (6%). Se la produzione è molto concentrata, il consumo lo è ancora di più, dal momento che la Francia e l’Italia coprono da sole quasi il 70% dei consumi europei di carne di vitello. L’Italia rappresenta il mercato principale delle esportazioni olandesi, con un ammontare che nel 2005 è stato pari al 43,2% del totale; seguono quindi Germania e Francia, con rispettivamente il 20,5% e il 19,7%. Anche la Francia esporta una parte della sua produzione, essenzialmente verso il mercato italiano, ma si tratta di esportazioni irregolari e di dimensioni relativamente modeste.

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