ALIMENTAZIONE Piemonte, si chiude “Dal campo alla tavola”: consumatori aperti a chilometro zero

I consumatori sono sempre più esigenti, meno sprovveduti, vogliono informazioni sulla produzione alimentare e vorrebbero avere sempre più la possibilità di acquistare a chilometri zero: il 72% è infatti disponibile a partecipare come soggetto attivo alla filiera corta. È il profilo che emerge dai risultati del progetto "Dal Campo alla Tavola. Il Mercatino della filiera corta e i comportamenti virtuosi in Piemonte" che ha portato a Torino, Cuneo, Alessandria e Volpiano, grazie al patrocinio della Regione Piemonte e dei rispettivi Comuni, la vendita diretta dei migliori prodotti del territorio.

In Piemonte c’è desiderio di filiera corta e di qualità. "Oltre a prodotti di qualità per la propria salute e la salvaguardia dell’ambiente, le persone chiedono di essere più informate sugli aspetti della produzione, della filiera corta e delle certificazioni bio, e sono pronte per questo anche a sacrificare in parte l’aspetto economico – spiega l’avvocato Simona Lonterni del Movimento Difesa del Cittadino di Torino che ha coordinato il Progetto in partnership con Cittadinanzattiva, MDC Nazionale, Consumedia, Cia, Aiab, Confconsumatori e Assoutenti – in molti tuttavia ritengono necessario che venga ancora migliorato l’incontro tra domanda e offerta, pure in un’ottica di contenimento dei prezzi".

Nel corso del progetto è stata condotta un’indagine fra i cittadini. Alla domanda "dove acquisti i prodotti alimentari", potendo dare una risposta multipla, i consumatori dei mercatini "Dal Campo alla Tavola", hanno spiegato di rivolgersi ai dettaglianti (66%, contro un 44% che non compra mai al dettaglio), senza tuttavia disdegnare la grande distribuzione (nel 51% dei casi, contro un 49% che non varca mai le porte di un supermercato) o anche i produttori, cui capita di ricorrere a quasi 4 persone su 10. La ricerca ha evidenziato che si tende a mescolare le fonti di acquisto. E anche chi non si rivolge alla filiera corta la considera comunque migliore per la qualità del cibo (72%) mentre solo 7 consumatori su 100 spiegano di non servirsene a causa dei prezzi più alti. Il 72% degli intervistati, inoltre, dice di guardare soprattutto alla qualità dei prodotti acquistati.

Per quanto riguarda l’agricoltura biologica, il 43% dei consumatori dichiara di acquistare preferibilmente prodotti di tale gamma perché ritenuti più genuini e sicuri, mentre ancora il 56% ammette di non farlo, o di farlo saltuariamente, perché si tratta di merce troppo cara o di difficile reperimento. Infine il 72% dei consumatori è disponibile a partecipare come soggetto attivo alla filiera corta, in modo consapevole e informato.

"Spetta a noi associazioni di consumatori il compito di informare il cittadino sul valore aggiunto che si può ottenere comprando direttamente da chi produce – spiega Silvia Biasotto del Dipartimento Sicurezza Alimentare di uno dei partner, MDC – il prezzo non può essere la sola scriminante. C’è la realizzazione di una nuova economia dove il consumatore diventa co-produttore. E la filiera corta è secondo noi un’opportunità e una soluzione alla crisi".

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