ALIMENTAZIONE Rischio aumenti per le materie prime. Allarme di Confartigianato

Questa sembra essere un’estate calda non solo per le temperature. Dopo i rincari del carburante, le famiglie italiane potrebbero affrontare anche aumenti nel settore alimentare. A lanciare l’allarme è Confartigianato-Alimentazione, secondo la quale gli incrementi dei prezzi delle materie prime (farine, grano, latte, frutta, cacao) rischiano di ripercuotersi sul costo dei prodotti finiti. I possibili ritocchi saranno visibili già da settembre.

Un caso su tutti la pasta fresca: il costo della semola di grano duro è passato dal giugno 2006 a giugno 2007 da 0,43 a 0,53 euro al Kg (+23%). Nello stesso periodo la farina è aumentata da 0,59 a 0,69 euro al Kg (+17%). "Per quanto riguarda il pane, – afferma il Presidente dei Panificatori di Confartigianato Enzo Mengoni – il prezzo della farina di grano tenero è salito da euro 0,34 al kg a euro 0,40 al Kg, facendo registrare un aumento del 18%, mentre le nostre imprese sono riuscite a contenere gli aumenti del prezzo del pane entro il 6%, in linea con l’andamento inflazionistico. Infatti, in media il prezzo del pane è passato da euro 2,44 a 2,60 al Kg. Inoltre, poichè il consumo pro capite giornaliero è di 80-100 grammi, l’incremento di prezzo è veramente irrisorio e incide mediamente tra 1,3 e 1,6 centesimi di euro al giorno a persona".

In crescita anche i prezzi delle materie prime per la produzione di gelato e prodotti di pasticceria. In un anno il costo di un barattolo da 1,5 Kg di confettura di amarene è aumentato da 12 a 12,30 euro (+2,5%); il cacao è passato da 4,5 a 5 euro al Kg (+12%) ed il latte è rincarato di circa il 5-10%. Per quanto riguarda i derivati del latte, il burro è aumentato del 15-20% ed il latte in polvere del 50%. Eclatante gli aumenti della pasta di nocciola, da 7,7 a 20 euro (+150%) e di ingredienti come le fragole, da 8 a 14,80 euro a cassetta (+85%).

"A questi rialzi dei prezzi delle materie prime – spiega Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione – si aggiungono quelli che abbiamo registrato per fattori della produzione come l’energia elettrica, il gas e l’acqua. Senza dimenticare l’aumento della pressione fiscale a livello nazionale e locale. Nonostante tutto ciò, gli artigiani dell’alimentazione, 81.467 imprese con 238.596 addetti, finora si sono impegnati ad assorbire gli aumenti e, a costo di comprimere i profitti, si sforzano di non scaricarli sui consumatori che sono i migliori testimoni della qualità dei prodotti artigiani. Tuttavia, saremo costretti a ritoccare i nostri listini prezzi dal prossimo settembre. Se questa rincorsa agli aumenti non cesserà, molte aziende, soprattutto quelle di minori dimensioni, proprio perché cercano di mantenere un corretto rapporto qualità-prezzo ed intendono contenere il costo dei prodotti in linea con l’inflazione, si troveranno in forte difficoltà a restare competitive sul mercato".

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