ALIMENTAZIONE Salone del Gusto, si aprono le danze per il cibo del mondo

Cibo sostenibile. Festa. Agricoltura e tradizioni locali internazionali. Grandi chef, cucine di strada e conferenze di approfondimento. Tutto questo è il Salone del Gusto che si è inaugurato ieri a Torino, giunto all’ottava edizione, che "consacra in maniera compiuta la propria vocazione internazionale e si afferma come un momento centrale nel calendario di chiunque al mondo abbia a cuore il cibo. Insieme a Terra Madre, con la quale costituisce ormai due parti inscindibili e interconnesse che dialogano fittamente tra di loro, il Salone del Gusto è forse l’unico luogo al mondo dove contadini e artigiani, il mondo della cultura accademica e i cuochi, grandi cultori dell’enogastronomia e "semplici" neofiti si possono incontrare, dando vita a scambi e amicizie". Queste le parole di lancio del Salone.

E allora, appuntamento a Torino per scoprire ad esempio nell’area "mercato" il territorio italiano e il resto del mondo, con i presìdi Slow Food e le specialità (dolci, formaggi, conserve, salumi, pasta) per conoscere i sapori del mondo. Ci sono poi le cucine di strada, perché "mangiare cibo in strada, preparato sul momento da venditori ambulanti, è pratica abituale per milioni di persone in tutto il mondo. Anche in Italia è ben radicata in tutte le regioni che hanno un loro cibo caratterizzante che unisce tradizione, freschezza e stagionalità. Al Salone del Gusto, nella tensostruttura che lo unisce con Terra Madre, si trovano i "baracchini" di molti cibi di strada italiani e stranieri: dalla focaccia di Recco alla piadina romagnola, sino a specialità da Cina e Kurdistan iracheno".

Ieri, nel corso della presentazione dell’evento, il presidente di Slow Food Carlo Petrini ha sottolineato la necessità di ridare il giusto valore al cibo e di consumare meno e meglio, cercando il prezzo giusto, non rincorrendo quello più basso. "Il rilancio dell’agricoltura italiana – ha detto Petrini – deve passare attraverso il ritorno alla terra da parte delle nuove generazioni (oggi solo il 7% dei contadini ha meno di 35 anni). Per fare questo occorre però che i produttori vengano remunerati il giusto, che si riduca la burocrazia, che le banche diano accesso al credito con più facilità".

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